Fase 2, associazioni di categoria e sindacati minacciano lo stato d’agitazione

Critiche alla Regione Abruzzo per i provvedimenti economici: 'Nessun aiuto concreto per l’emergenza Covid'
11 maggio 2020

TERAMO - «A due mesi esatti dall’inizio dell’emergenza sanitaria Covid-19, che ha provocato una gravissima situazione di crisi economica, la Regione Abruzzo non ha varato alcun provvedimento a favore di imprese e lavoratori. Se questo stato di cose non cambierà presto, dovremo proclamare lo stato di agitazione». 

 

E’ quanto afferma una nota unitaria sottoscritta da quindi sigle del mondo dell’impresa dei settori dell’agricoltura, artigianato, commercio, cooperazione, industria, servizi e turismo, oltre che dai sindacati dei lavoratori. «Per la verità - dicono - il 6 aprile scorso era stata pubblicata la legge regionale numero 9, ma dell’unica misura prevista, la concessione di 5mila euro a fondo perduto per gli investimenti delle imprese, ad oggi non vi è alcuna traccia. E questa mattina le associazioni d’impresa, ma non i sindacati dei lavoratori, sono state invitate a partecipare alla riunione della Terza commissione consiliare per fornire pareri su un’altra proposta di legge che riguarda principalmente il turismo,  stanzia appena 19 milioni di euro, ma non recepisce nessuna delle proposte che pure questo schieramento di forze, tutt’altro che irrilevante, aveva formulato». 

 

CONCERTAZIONE. I firmatari - si tratta di Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop, Cgil, Cisl Uil e Ugl - proseguono affermando che «anche il nuovo testo proposto, prima della sua effettiva operatività, sarà sottoposto a una trafila di cui sono certi solo i tempi lunghi, vista le necessità della approvazione nelle commissioni e in Consiglio regionale, la successiva pubblicazione e poi l’avvio concreto delle misure». La sbandierata concertazione con le forze sociali, poi, «si è sin qui risolta soltanto in una serie di riunioni, che oltretutto non hanno tenuto in considerazione alcuna il contenuto di due documenti unitari (che abbiamo tra l’altro tradotto nel nostro manifesto programmatico del Primo maggio)elaborati dalle forze economiche e sociali, di carattere generale e sul turismo, corredati di misure e proposte dettagliate, con indicazioni precise e puntuali sulle risorse necessarie a far sopravvivere le imprese. Insomma, forma senza sostanza».  

 

BANDI EUROPEI. All’elenco di contestazioni, le sigle firmatarie aggiungono poi il «fatto che pochi giorni fa, il 7 maggio, è stato annullato un bando di 5,3 milioni di euro per gli investimenti delle imprese in scadenza il 30 maggio “per una mancanza di domande” fotografata però a ben 23 giorni dalla scadenza dei termini. E’ vero che l’assessore Febbo ha promesso di ripresentare il bando sotto altra forma, ma questo vuol dire ulteriore allungamento dei tempi». E quanto alla Cassa in deroga, «l’Abruzzo è stata una delle ultime regioni a mettersi in moto, ha recuperato posizioni, ma ci sono ancora migliaia di lavoratori che aspettano le risorse indispensabili  per vivere». 

 

RIAPERTURE. Unica nota positiva, «il calendario anticipato delle riaperture per alcune categorie dal 18 maggio prossimo: ma è davvero troppo poco, considerato anche il ritardo della Regione nell’attivazione della sorveglianza attiva e delle altre misure di prevenzione, come ad esempio la somministrazione di tamponi, per evitare pericolose recidive dell’infezione da coronavirus che potrebbero verificarsi».

 

MASTERPLAN. «Ora - conclude la nota - è tempo di porre fine a indugi e tentennamenti: la Regione deve muoversi con la velocità del centometrista e reperire immediatamente tutte le risorse possibili dai fondi comunitari al Master Plan, mettendo sul piatto della bilancia almeno 100 milioni di euro per credito, turismo, messa in sicurezza delle aziende, trasporto di persone, ristoro sugli affitti, tanto per fare alcuni significativi esempi. Senza dimenticare l’abbattimento, altrettanto indispensabile, delle addizionali Irap e Irpef che pesano in modo insopportabile su imprese e famiglie e che, probabilmente, non saranno nemmeno in grado di pagare. Ci aspettiamo operatività e fattività, altrimenti l’economia abruzzese non ce la farà a superare una crisi così violenta, inedita e drammatica. Aspettiamo infine il Decreto nazionale cosiddetto “Rilancio” per vedere quali saranno le azioni per provare a ripartire: per chi potrà e per chi ne avrà davvero la voglia».  

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