Popolare Bari, presentato un piano lacrime e sangue per l'Abruzzo

I commissari propongono la chiusura del 40% delle filiali Tercas e Caripe, 900 esuberi e 510 procedure di mobilità o riconversione
11 maggio 2020

TERAMo - Chiusura del 40% delle filiali abruzzesi tra Tercas e Caripe, con oltre la metà del personale interessato da procedure di licenziamento, mobilità o riconversione. È questo il piano lacrime e sangue per Banca Popolare di Bari, così come proposto dai commissari straordinari, il dottor Enrico Ajello e il professore e avvocato Antonio Blandini.

 

Questa mattina l’Anci Abruzzo, alla presenza del presidente Gianguido D'Alberto, sindaco di Teramo e di Carlo Masci, sindaco di Pescara, ha incontrato le rappresentanze sindacali abruzzesi e di categoria dei lavoratori della Banca Popolare di Bari, commissariata dallo scorso dicembre, per affrontare le criticità dell’istituto di credito, “che si stanno aggravando con l’insorgere dell'emergenza Coranavirus”.

 

PIANO DI RISTRUTTURAZIONE. Il piano dei commissari prevede la chiusura di 39 filiali su 97 in Abruzzo (40%) e 900 esuberi (600 nella rete delle filiali e 300 in direzione) su un totale di 2.600 dipendenti; altri 510 dipendenti saranno destinati alla mobilità territoriale o alla riconversione professionale nell’ambito del gruppo. I che significa che la ristrutturazione toccherà in un modo o nell’altro 1410 dipendenti su 2.600, più della metà

 

PROPOSTA INACCETTABILE PER L’ABRUZZO. Numeri percentualmente più alti di quelli previsti per altri territori. «Perciò si tratta di una proposta che sarebbe già inaccettabile in tempi normali e che oggi appare ancora più improponibile, con le dinamiche economiche e sociali che si stanno producendo nel nostro tessuto  territoriale - afferma in una nota il sindaco Gianguido D’Alberto - Sia Tercas che Caripe, non sono stati la causa della crisi aziendale, anzi la loro diffusione capillare e la loro remunerazione sul territorio abruzzese potrebbero essere il punto di ripartenza per il rilancio della banca al servizio del Mezzogiorno, di cui si parla come strumento per la ripartenza, e rispondere alle nuove esigenze del credito per il rilancio del dopo-pandemia. Non è possibile disegnare una nuova vita dell’istituto di credito guardando solo ai numeri ma, affinché essa sia reale ed efficace, è indispensabile tenere in primo piano i valori del territorio in cui insiste. In questa ottica, prima che sui lavoratori, i progetti di rilancio debbono partire dal taglio dei costi, dall’eliminazione delle spese improduttive, dalla valutazione di tutte quelle voci di bilancio che appaiono secondarie e non funzionali a tutto quanto appena detto». 

 

NIENTE PIANO INDUSTRIALE. «È evidente che nel Piano di ristrutturazione presentato, manca un Piano Industriale senza il quale il rilancio non può essere immaginato e appare pertanto senza alcuna progettualità di lungo periodo e senza futuro. Tra l’altro, proprio per quanto accaduto negli ultimi mesi, i criteri che hanno portato a questo Piano non sono più attuali, ed è pertanto indispensabile riprendere una nuova trattativa, azzerandolo e tornando a convocare un tavolo con i Commissari; un tavolo che veda protagonisti gli Enti locali interessati (Comuni e Regioni) i Parlamentari, il Governo e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori. In questo senso Anci Abruzzo si farà promotore di una mobilitazione, per tornare a determinare una nuova pagina della funzione di questo Istituto di Credito in Abruzzo. Il Sindaco D’Alberto torna a sottolineare che sarà al fianco dei lavoratori e della nostra economia per difendere la dimensione strategica e sociale di questa battaglia».

 

L’ONOREVOLE ZENNARO. “Questa mattina ho partecipato alla video conferenza organizzata dal sindaco di Teramo D’Alberto e dal sindaco di Pescara Masci, per ascoltare la posizione dei sindacati e ribadire tutta la contrarietà ad un piano industriale che è sostanzialmente un Taglia Abruzzo - dichiara il deputato Antonio Zennaro in merito al confronto che si è svolto con le rappresentanze sindacali abruzzesi e di categoria dei lavoratori della Banca Popolare di Bari - Il nostro territorio non può essere ulteriormente danneggiato in un contesto dove l’accesso al credito è già diminuito del 30% negli ultimi 10 anni. Ho presentato la scorsa settimana un’interrogazione al Ministero dell’Economia, oggi ho anticipato che chiederò formalmente ai commissari dell’amministrazione straordinaria di incontrare le istituzioni locali».

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