Alla fine il Pd caccia Viviani per le frasi contro gli immigrati: sezione di Alba commissariata

L'esponente Dem da sempre nel mirino del partito regionale: a dicembre votò no al referendum, ad aprile fece perdere le primarie a Renzi
20 settembre 2017

ALBA ADRIATICA - Galeotto fu il post sul suo profilo Facebook, in cui raccomandava una strategia sicura in materia di migranti, come "regalare a chi non ha diritto di stare in Italia una crociera senza ritorno per la costa africana". Dopo le polemiche di fine agosto, la rimozione dei post e la correzione del tiro sulle frasi somiglianti più a quelle pronunciate da un segretario leghista che del Pd, Gabriele Viviani (segretario della sezione comunale di Alba Adriatica) adesso si vede presentare il conto dal partito: la commissione di garanzia interna ha commissariato
la sezione e Viviani è stato rimosso dalla responsabilità di dirigerla e non potrà più tesserarsi col Pd.
I primi a rallegrarsi di questo provvedimento, che acuisce le polemiche interne ai Dem locali, sono gli esponenti di
Sinistra Italiana, quegli stessi che allora gridarono allo sdegno. «Non tutte le ciambelle riescono con il buco - scrive
Daniele Licheri, segretario regionale di SI Abruzzo -. Sinistra Italiana è aperta a discutere con tutti, ma con chi manifesta intolleranza e razzismo non abbiamo altre parole se non di condanna. Soffiare sul fuoco dell'odio, deridere o essere sprezzante sulla pelle di persone che vivono situazione drammatiche è intollerabile e purtroppo ormai alla scuola di Salvini ci sono troppi scolari che sperano di prendere qualche voto in più giocando sulla pelle dei migranti. Spero che Viviani abbia imparato la lezione, e che il Partito Democratico stia più attento alla selezione del suo gruppo dirigente».
Ma l'estromissione di Viviani è vista da molti come una vendetta postuma, consumata sull'altare dell'imminente congresso provinciale che contrappone due 'correntoni' interni ai Dem teramani. Non a caso l'ormai ex segretario è il fautore della sconfitta renziana alle primarie di aprile, dove proprio Alba Adriatica fece segnare l'exploit di Orlando in assoluta controtendenza rispetto al nazionale e quello stesso che dichiaratamente aveva votato "no" al referendum costituzionale di dicembre.

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