Brucchi fa i conti con la maggioranza litigiosa e si prepara con un conclave al 'nodo Team'

Primi segnali di un governo difficile dalla elezione del presidente del consiglio: troppi consiglieri 'pretendono' e Di Dalmazio accende la sfida per la presidenza della municipalizzata
28 giugno 2014

TERAMO - Se il buongiorno di vede dal mattino, sarà una consiliatura difficile per il sindaco Brucchi. Almeno fino a quando non si definiranno alcuni passaggi politici “premianti” per chi si definisce deluso dalla mancata attribuzione di un ‘premio’. I pruriti emersi durante le cinque sofferte votazioni di ieri per imporre Milton Di Sabatino alla presidenza del consiglio sono campanello d’allarme che Brucchi ha capito, se è vero che ha dovuto minacciare le dimissioni per far uscire quei 20 voti che questa maggioranza al momento può esprimere. Ma non è finita qui. Ci sono consiglieri che hanno votato, obtorto collo, ma torneranno a chiedere. I nomi sono diversi, da chi aspirava a quello scranno in alto sul consiglio, come Raimondo Micheli e Domenico Narcisi, a chi cercava un assessorato, vedi Mimmo Sbraccia o Dodo Di Sabatino, a chi aspettava una deroga, come Guido Campana. In sostanza, dissidi nei partiti trasferiti sul groppone di Maurizio Brucchi, che dovrà fare i conti anche con un altro problema politico: l’atteggiamento della lista civica Al centro per Teramo, il cui leader Mauro Di Dalmazio guida come un 'joystick' della Playstation nella ricerca di un posto al sole. Che si chiama presidenza della Teramo Ambiente, ovvero Enrico Mazzarelli, ex segretario generale della Regione. Eccolo il secondo scoglio del Brucchi-bis. Valutare quanto accaduto ieri tra le righe di quelle numerose schede bianche o i voti per Campana, significa capire quanto alta è la posta in palio sulla ruota del consiglio comunale. Perché aver ceduto alla richiesta del Nuovo Centro Destra di usare il pallottoliere nella distribuzione delle deleghe in giunta, è significato accettare una sfida: e di questi tempi, offrire il fianco di una porta sbattuta in faccia, proprio alla lista dalmaziana, significa porgere una scusa, prelibata e immediata, in quella corsa senza avversari dove il traguardo è l’approdo sulla sponda di centrosinistra, attratti dalle sirene d’alfonsiane. Ma questo Brucchi lo sa e per questo ha deciso di chiedere tempo, chiamando un time-out: un conclave dal sapore diverso rispetto a quelli degli anni precedenti, più lungo e forse più teso. E lo slogan sarà: siamo una maggioranza o una squadra di opportunisti solisti?

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