Fondazione Tercas, D'Alberto e Brucchi alleati contro il 'golpe' dei due Paolo

Sempre più insistenti le voci di un asse Tancredi-Gatti per costringere la presidente Salvatore a dimettersi: sindaco ed ex schierati contro di loro
17 ottobre 2019

TERAMO - E' forse la prima volta che il sindaco Gianguido D'Alberto e il suo predecessore, Maurizio Brucchi, si ritrovano uniti nella stessa iniziativa politica: sventare il colpo di mano alla Fondazione Tercas. Dietro all'ipotesi del possibile taglio ai fondi per il progetto di riqualificazione del Teatro romano, si nasconde invece un problema più generale di strategia politica che potrebbe anticipare una drastica inversione di rotta: l'uscita di scena anticipata, per colpo di mano, della presidente Enrica Salvatore. Se n'è parlato nei giorni scorsi, ma con il trascorrere delle ore prende sempre più concretezza quel presunto asse Paolo Gatti-Paolo Tancredi che porterebbe a un 'golpe', tale da costringere la Salvatore (sulla quale proprio lo stesso ex parlamentare aveva riposto tutte le aspettative, avendone caldeggiato da sempre la nomina), a un anno e mezzo dalla conclusione del suo mandato, a uscire dal consiglio di indirizzo: al suo posto verrebbe individuato una 'traghettatore' che guida l'imbarcazione Fondazione verso la nomina di un sostituito più vicino alle posizioni e ai desiderata dei due Paolo.
Si tratta di uno scenario già evocato e denunciato tra le righe dal sindaco in carica e contro il quale si schiererebbe Maurizio Brucchi, anche se ormai fuori dalla scena politica ma vittima in passato di una simile strategia politica. Voci di corridoio darebbero in atto una raccolta di firme tra i consiglieri del Comitato di indirizzo della Fondazione Tercas, con lo scopo di raggiungere il minimo di 5 su 9, per poter chiedere le dimissioni della presidente Salvatore. Una fotocopia cioè, del golpe in amministrazione comunale condotto dagli uomini di Paolo Gatti e concordato con le opposizioni, che portò alle dimissioni proprio di Brucchi. L'intervento di quest'ultimo servirebbe dunque da monito per smascherare questo accordo dietro le quinte della Fondazione.

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