La maggioranza chiama "time-out" dopo l'uscita di Chiarini. Il sindaco: «Mi dimetto se...»

Il consiglio di stamattina rinviato di una settimana perché non c'è numero legale per svolgere i lavori: il centrodestra senza Dodo, che arriva in ritardo
25 ottobre 2016

TERAMO - Le dimissioni di Marco Chiarini dall'esecutivo di Brucchi ha spiazzato la maggioranza di cenrodestra non c'è dubbio. E allora è meglio che prendere un pò di tempo per le riflessioni, piuttosto che affrontare l'arena del consiglio comunale che tra l'alto dovrebbe discutere di documenti importanti come una corposa variazione di bilancio e il Dup, il documento di programmazione treiennale. Un 'time-out' soprattutto importante per quei consiglieri dissidenti o definiti tali, che non potrebbero più chiamarsi fuori dinanzi al bivio del "prendere" (continuare l'agonia di una giunta che si tiene con il filo dei rattoppi) o "lasciare", cioè staccare la spina. Ecco perchè il consiglio convocato questa mattina ha visto l'opposizione in aula e la maggioranza, quella che c'era alle 9 in aula, chiusa nella stanza del sindaco a confabulare sul da farsi, non senza posizioni divergenti, ma soprattutto senza la presena di Alfonso Di Sabatino Martina, che è arrivato dopo le 10. La prima conta del segretario per trovare il numero legale è andata a vuoto, fino a quando, con soli 16 consglieri presenti all'appello, l'assise è stata rinviata a giovedì 3 novembre, ore 16. Laconico il commento sul rinvio, dopo aver superato l'evidente momento di contrarietà: «C'è una seconda convocazione e i lavori si svolgeranno regolarmente - ha commentato -, mi dispiace per il ritardo di cinque minuti di Dodo ma ci può stare». Quanto alle dimissioni, Brucchi sorride: «Io dimettermi? Perchè lo dice il centrosinistra? Assolutamente no. Io mi dimetterò se e quando la mia maggioranza mi dovesse dire che non ci sono più i numeri per governare e che l'esperienza politica è finita. Ma finora non mi sembra che questa sia accaduto».

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