La vicesindaca Marroni 'divorzia' da Teramo 3.0 e passa con 'Italia Viva' di Renzi. Alleati di D'Alberto o cavallo di Troia?

Scompare il gruppo consigliare dell'ideologo e marito Christian Francia. Con lei anche Luzii e Di Teodoro, capogruppo Bartolini profugo del Pd. Ecco perché è arma a doppio taglio per la giunta
13 gennaio 2020

TERAMO - Diventa un Risiko, un gioco da tavolo, la grande famiglia del movimento civico di centrosinistra che ha portato Gianguido D'Alberto, nel giugno di due anni fa, alla guida dell'amministrazione comunale. Perchè ancora riecheggiano le invettive di Christian Francia, l'ideologo del gruppo Teramo 3.0, contro il sindaco nell'ultima riunione di maggioranza, che ecco il coniglio dal cilindro (o, se volete, il cavallo di Troia): Maria Cristina Marroni, vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione - oltre che consigliera di Teramo 3.0 e moglie di Francia -, lascia il movimento e costituisce 'Italia Viva', leggi Matteo Renzi. Con lei, anche i consiglieri Giovanni Luzii e Osvaldo Di Teodoro e il 'dissidente' Dem Flavio Bartolini, che finalmente acquieta le sue velleità di visibilità, diventandone capogruppo. Per la maggioranza D'Alberto cambia poco o nulla, il Pd dopo Maurizio Verna ed Emiliano Carginari perde un altro consigliere, mantenendone 4 (che 'equivalgono', adesso, a due assessori e al presidente del Consiglio)
Ma è davvero un 'divorzio politico' quello che si è consumato, in particolare, nella famiglia Francia-Marroni? Non a caso abbiamo definito la costituzione del gruppo renziano un 'cavallo di Troia'. In alcune interviste rilasciate solertemente dall'assessore - che non lo ha comunicato a emmelle.it -, cui resta il primato oggettivo di aver portato a casa i maggiori risultati, tra i pochi, dell'esecutivo di D'Alberto, lei stessa ha sottolineato che "è un modo di fare chiarezza, una separazione consensuale con Francia" e che d'ora in poi "ogni dichiarazione di Marroni sarà soltanto la mia e non potrà essere attribuita a terzi", che la nascita di un nuovo soggetto politico serve a ristabilire "un recinto chiesto da tempo, un unico perimetro governativo del centrosinistra per rafforzare la posizione di Teramo città".
Una valutazione che vada oltre i rumors politici degli ambienti amministrativi cittadini, depone per una diversa punto di vista di questa mossa politica. Italia Viva, come noto, gode in provincia di Teramo del sostegno di Tommaso Ginoble, il già parlamentare del Pd, in aperta rottura con il Pd di Sandro Mariani e Manola Di Pasquale. E' ovvio che l'ingresso in consiglio è mossa che ascrive al suo gruppo un punto a favore e lo rinforza con tre consiglieri e un vicesindaco-assessore. Sotto questo aspetto, dunque, si tratta di un 'paletto' che avrà il suo peso, rispetto alle ex maggioranze relativa del Pd e di Podemos. Inoltre, semmai, come si dice, il gruppo sembra destinato ad allargarsi ad almeno altri due consiglieri (raggiungendo il numero di 5), questo potrebbe modificare anche il 'peso' al tavolo delle trattative sulle nomine e non soltanto a quello della designazione per il Cope.
Allarargando ulteriormente l'orizzonte, ricordando che in alcuni enti sovracomunali è consolidato l'asse trasversale tra gnobliani e Gatti, questo nuovo consistente gruppo potrebbe rivelarsi non proprio un 'alleato' di D'Alberto e Francia non avere proprio un ruolo tanto marginale o addirittura da 'ex'.
Il primo test? L'assemblea della Ruzzo Reti chiamata a nominare il nuovo Cda. Prepararsi ad eventuali sorprese. 

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