Minosse lascia il Pd e passa con Renzi. Ma prima picchia duro sui 'compagni'

Il segretario provinciale domani sera terrà l'ultima Direzione: "Non ho ricevuto nessun atto, la farò anche con i carabinieri". Strali contro Manola Di Pasquale e Michele Fina
25 settembre 2019

TERAMO - Il riferimento più 'morbido' a quelli che sono da oggi suoi ex compagni di partito è quando parla di "inesistenza di una classe dirigente politica in provincia di Teramo". Non ha peli sulla lingua, nel giorno della diaspora dal Partito democratico, Gabriele Minosse, il segretario provinciale dei Dem, 'defenestrato' via Facebook dal nuovo segretario regionale Michele Fina, "un personaggio che fino a ieri faceva il portaborse": lascia il partito ai cui vertici resisteva dal 10 novembre 2013 e passa con il nuovo partito di Renzi, non prima di convocare una direzione provinciale in cui si annuncia una resa dei conti dura. Se gli permetteranno di tenerla, domani sera: "Non ho ricevuto nessun atto di commissariamento - ha detto Minosse -, quindi io svolgo ancora appieno le mie funzioni. Se mi notificheranno il provvedimento entro domani sera bene, altrimenti io ho una direzione convocata e la terrò anche a costo di chiamare i carabinieri". Affiancato da Tommaso Ginoble e dal vice segretario Vincenzo Di Marco, si ne ha per la Di Pasquale ("una dei "soliti noti di questo partito che magari si candidano e non vengono eletti, però vengono automamicamente nominati negli Enti"), per il segretario regionale che fa fuori "l'unico segretario dei quattro in Abruzzo eletto democraticamente", ribadisce la bontà della cacciata di Fieni dal Bim e dell'elezione al Ruzzo di Alessia Cognitti ("è bravissima e sta risanando l'Ente"). Poi si rammarica per l'ormai suo ex partito perché con la sua uscita "perderà in un sol colpo perde la presidenza del Bim, la presidenza del Ruzzo e molti sindaci. Non sto a dire quanti, lo faranno loro, come lo faranno molti segretari che hanno dato un contributo importante a questo partito".
"Quello che è successo nel Pd di Teramo è una cosa grave - gli fa eco Vincenzo Di Marco, sindaco di Castellalto e vice segretario -, intanto sul piano umano. Non mi ricordo a memoria di provvedimenti simili nei quattro anni di Renzi, nei confronti di chi non si 'allineava'. Credo che tutto ciò non faccia assolutamente bene al Partito democratico. Le prospettive che si aprono sono di rafforzamento del cenro sinistra e come dice Gabriele, da domani qualcuno comincia a pensare di fare la valigia. Nessuno sbatte la porta, anzi siamo stati messi alla porta. Si poteva arrivare a un congresso con dieci scenari diversi e non si è voluto, con una giustificazione politica che non si regge in piedi".

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