Partorire con dolore all'ospedale di Teramo

Contro la Asl per la sospensione del servizio di analgesia prendono posizione due donne del PD
09 giugno 2015

TERAMO - Non ha lasciato indifferenti almeno due donne del PD la notizia della sospensione della pratica del parto indolore all'ospedale di Teramo, dovuto alla mancanza di un numero tale di anestesisti da poter garantire la continuità, oltre che l'efficienza, del servizio. Le due donne del PD di Teramo sono Alessia Cognitti e Lucia Verticelli, che prevedono:"Partoriremo con dolore". Le due, in una nota, ricordano che il parto in anelgesia è stato introdotto al Mazzini nell'ottobre del 2013 e che "Istituito in un'ottica di riqualificazione del percorso nascita sulla base delle direttive del Decreto Fazio ed inserito tra i servizi LEA ( livelli essenziali di assistenza) ha l'indubbio vantaggio di garantire alle donne la possibilità di vivere in modo più umano e consapevole  il momento del parto e di giungere ad una sensibile riduzione dei cesarei". Purtroppo nella città di Teramo a differenza di quanto accade nel resto d'Italia, sostengono le due esponenti politiche,  il servizio non è mai decollato, sia a  causa della scarsa informazione da parte della ASL, che per una serie di difficoltà oggettive, tra le tante la cronica carenza di anestesisti all'interno della struttura ospedaliera teramana. "Si giunge dunque, per l'ennesima volta - aggiungono - ad affrontare la stagione estiva con gravi riduzioni  di organico generate dalla esigenza più che legittima da parte del personale, di usufruire delle ferie stagionali. Tra le prime a pagare, le gestanti - notano Cognitti e Verticelli - a cui viene negata la libertà di scegliere un approccio al parto naturale più umano e consapevole, a vantaggio del più arcaico retaggio culturale che vede le donne protagoniste assolute del dolore nel momento più importante della loro vita: il parto". In questo contesto, emblematico, appare il fatto che a vedere tagliato il servizio sia proprio l'Ospedale della città capoluogo, che ospita gestanti da tutta la provincia, "tanto più in questo particolare momento storico in cui i tagli sembrano farla da padrone nel mondo della sanità" dicono nel comunicato. E concludono: "Pertanto auspichiamo un ripensamento da parte dei vertici della Direzione sul taglio del parto in analgesia a vantaggio di un approccio culturalmente più elevato a favore delle donne".

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