Si vota per il nuovo consiglio. E' caccia al 20 per cento, la quota del ballottaggio

Alle urne poco meno di 47mila teramani (quasi 4mila sono all'estero). Difficile una vittoria al primo turno, per 'qualificarsi' al secondo forse serve almeno il 20 per cento
09 giugno 2018

TERAMO - Si vota. Urne aperte dalle 7 alle 23 per eleggere il nuovo sindaco della città di Teramo, che uscirà tra sette concorrenti: Paola Cardelli, Giovanni Cavallari, Alberto Covelli, Gianguido D'Alberto, Mauro Di Dalmazio, Giandonato Morra e Cristiano Rocchetti. Vince chi supera la metà dei voti più uno. In caso nessuno tocchi questa quota, i migliori due risultati percentuali porteranno i rispettivi candidati al ballottaggio, che si terrà il 24 giugno. Lo spoglio che comincerà alle 23, alla chiusura dei seggi, è però valido per formare il nuovo consiglio comunale, i nuovi 32 consiglieri comunali.
I rumors, le sensazioni, le previsioni dei tecnici ritengono molto difficile la vittoria al primo turno di uno dei sette candidati. E' dunque prevedibile che si vada al ballottaggio e sotto questo aspetto il consenso accumulabile da una coalizione con sei liste di sostegno, come quella del centrodestra capeggiata da Morra, pone favorito alla quota maggiore questo assieme di partiti e liste civiche (Fratelli d'Italia, Foirza Italia, Lega, Futuro In, Oltre e Popolo della Famiglia). E' altrettanto prevedibile che gli altri candidati e le rispettive liste vadano a caccia della quota limite attorno a cui potrebbe attestarsi la conquista del ballottaggio, ovvero all'incirca il 20 per cento. Molto dipenderà da quanti elettori andranno alle urne.
Corpo elettorale, quanti voti ci sono a disposizione? Gli aventi diritto al voto a Teramo, secondo l'ultima rilevazione di 15 giorni fa, sono quasi 47mila (46.988) dei quali la maggioranza è donna 24.506) e 3.795 sono all'estero. Si tratta di un numero inferiore sia al corpo elettorale delle tre precedenti elezioni, del 2014, del 2009 e del 2004: nel primo caso erano 47.430, nel secondo 48.000, nel terzo 48.256. Ovviamente, una percentuale di questi ha votato negli anni scorsi. Nel 2014, al primo turno, andarono alle urne in 32.214 al ballottaggio tra Brucchi e Di Pasquale votarono in 27.066); nel 2009 erano stati 36.649 e determinarono la vittoria di Brucchi (contro Paolo Albi) al primo turno con il 57%; nel 2004, Chiodi vinse su Befacchia con il 52,85% quando a votare erano andati in 38.792.
Quale percentuale di voti per il ballottaggio. Se si mantenesse la media percentuale delle ultime tre tornate elettorali (76,7%), è presumibile che alle urne andrebbero poco più di 36mila elettori. La quota ballottaggio potrebbe attestarsi dunque attorno ai 7.000-7.200 voti.
Voto disgiunto. Alle comunali sono ammessi il voto disgiunto e quello di genere. Nel primo caso è possibile votare un candidato sindaco e un candidato consigliere di una lista collegata ad un altro sindaco: è inoltre possibile esprimre due voti, a patto che si tratti di candidati della stessa lista e che uno dei due sia di sesso diverso, pena l'annullamento della seconda preferenza.

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