Operatori, intellettuali e istituzioni insieme per scrivere un «Manifesto della cultura»

Le proposte emerse hanno preso forma in un docu-film che verrà presentato venerdì all'Università
09 aprile 2014

TERAMO - "La cultura torni al centro dell’agenda politica". L'appello è racchiuso in un manifesto con le proposte e le testimonianze di operatori e giornalisti che verrà presentato venerdì all'università di Teramo. L’idea, illustrata in Provincia, dal presidente Valter Catarra, e dal rettore dell’ateneo teramano Luciano D’Amico ha preso forma in un docu-video curato dagli studenti di Scienze della Comunicazione che hanno girato l’Abruzzo raccogliendo le testimonianze di operatori e giornalisti. La proiezione avverrà venerd' all’Università di Teramo nel corso di una giornata d’approfondimento alla presenza di intellettuali e istituzioni culturali e finalizzata alla costruzione di un’agenda di temi volti a restituire alla cultura il ruolo di volano dell’economia. «La cosiddetta industria culturale nel suo complesso», ha dichiarato d’Amico, «dall’istruzione, alla ricerca, alla tutela dei beni monumentali, vale poco meno di quel 15% di Pil che è il plafond attribuito al nostro comparto manifatturiero nazionale. Sono molti i paesi che destinano una quota fissa del Pil a investimenti nel comparto culturale e auspichiamo che questa riflessione venga fatta anche dalle istituzioni locali chiamate a fornire nuovi modelli di gestione e proposte di rilancio». La risposta, per il rettore D’Amico, non può passare per quei contributi a fondo perduto che vengono concessi di volta in volta in base al riproporsi delle diverse iniziative, o per sporadici corsi di formazione. «Vogliamo rendere evidente», ha detto ancora il rettore «che servono strumenti capaci di fornire una pianificazione durevole, e ribadire il fatto che la cultura non può essere l’ultima preoccupazione dell’agenda politica, poiché essa può costituire il traino dell’economia di un territorio». Della stessa idea è il presidente Catarra che nonostante l’abolizione delle Province, di dichiara convinto che le istituzioni possono giocare una partita decisiva: «Potremmo sembrare fuori tempo massimo, ma in realtà proprio in questo momento ci si può rendere conto delle opportunità che stiamo perdendo con l’abolizione di enti che da sempre hanno inciso e hanno supportato gli investimenti culturali. Ritengo tuttavia che dobbiamo continuare a fare la nostra parte e non vi è dubbio che l’Abruzzo abbia bisogno di una sua agenda e di riflettere sul futuro dei baluardi culturali messi a dura prova da una crisi che investe proprio quelle istituzioni che garantivano la loro sopravvivenza». Criticità e prospettive sono state raccolte nelle quattro province dagli operatori che hanno reso per certi aspetti uniche e vivaci le diverse proposte culturali portate avanti negli anni. I dati e le sollecitazioni emerse nel docu-film, animeranno i lavori della giornata “#tesorocultura - manifesto per l’Abruzzo che vale” a partire dalle 9,30 nella sala delle lauree di Scienze della Comunicazione.

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