Il pugilato piange Enrico 'Rocky' Scacchia, sangue teramano sul ring europeo FOTO

Si è spento a Berna il boxeur di origini abruzzesi. Due volte vicino al titolo continentale. Aveva un pugno micidiale: 26 ko da professionista
22 luglio 2019

TERAMO - La boxe svizzera ma anche quella teramana è in lutto per la scomparsa, a 56 anni, a Berna, di Enrico Scacchia, pugile di origini abruzzesi e cugino dei teramani Nicola ed Enzo Scacchia, che era malato di cancro. Scacchia, che in Svizzera resterà il boxeur più amato assieme all'altro personaggio Chervet, è stato un protagonista dei combattimenti sul ring, protagonista di incontri che hanno sempre entusiasmato il pubblico, che presto lo ribattezzò 'Rocky'. Gli anni '80 furono per lui il periodo di maggior splendore, che coincise con l'esordio tra i professionisti nel 1981, portato in alto da un pugno efficace e dalla capacità di elettrizzare le folle: il suo record è di 41 vittorie, 26 delle quali prima del limite, e 8 sconfitte nei 52 incontri da professionista. Campione svizzero per tre anni consecutivi (dal 1980 al 1982), raggiunse anche il titolo di Campione italiano nel 1990. Come ricordano anche i quotidiani svizzeri oggi, la sua carriera poteva avere una svolta diversa se nel 1987 non avesse incontrato, in una categoria non sua (era un medio naturale), nel campionato europe super-welter, un picchiatore come il francese Skouma. Fu messo ko alla sesta ripresa ma fu comunque un incontro che ancora oggi molti teramani ricordano, tanti dei quali erano abituati a seguirlo dal vivo quando combatteva. Ebbe una seconda chance, due anni dopo, stavolta tra i medio-massimi, ma l'abbandono alla nona ripresa per una ferita lo costrinse a rinunciare ancora una volta alla cintura europea (contro l'olandese Blanchard). Resta un incontro superlativo, che aveva messo agli archivi del pugilato un anno prima, il 4 ottobre 1986: a Ginevra mise al tappeto l'allora numero 7 al mondo, l'argentino Justino Ruiz, detto 'el Chapulin'. A Teramo in particolare lo piange il Club Scacchia, per cui Enrico ha costituito una 'leggenda' ed è stato ispiratore per l'amore della nobile arte non solo dei cugini Enzo e Nicola, ma di tanti altri appassionati del ring. I suoi eredi li ha addestrati sin da giovanissimi e li ha resi partecipi della sua carriera, fino a trasformarli in pugili e istruttori.

Voto medio (6 voti; 3.67)
Vota:
counter