Teramo da psicodramma al Bonolis: il vantaggio lo fa crollare, il Bassano trionfa (1-4)

I biancorossi sbandano nonostante il gol di Sandomenico e i tre moduli diversi in corsa non facilitano il percorso: finisce in 10 e con un pesante ko
24 febbraio 2018

TERAMO - (jacopodifrancesco) Una giornata da andare in analisi, che lascia sensazioni purtroppo diventate familiari. Il Teramo parte bene, con grinta e idee chiare, ma una volta trovato il vantaggio con Sandomenico, perde completamente quell’accenno di certezze che aveva nella prima mezz’ora e spiana la strada alla rimonta e al trionfo del Bassano (1-4).

Avvio convinto Palladini insiste col 4-3-3, c’è Milillo al fianco di Speranza e Ilari al posto di Varas, squalificato. La gara si dimostra da subito molto fisica, le squadre sono lunghe ed entrambe cercano con frequenza la giocata a scavalcare il centrocampo. Il Diavolo trova fluidità andando in verticale sulle fasce, pensando e agendo rapidamente, dall’altra parte il Bassano sfrutta bene il vantaggio che ha nel gioco aereo. Il nervosismo è palpabile, e può solo aumentare dopo il vantaggio firmato Sandomenico al 20’, che sfrutta bene un errore di misura di Bonetto. Da qui, ancora una volta inspiegabilmente, si apre il baratro. La reazione dei veneti c’è e il Teramo la soffre, la traversa di Proia è il preludio alla punizione dello stesso n. 4 che sorprende un colpevole Bifulco sul suo palo: è pareggio. Tornano i fantasmi e tolgono il respiro più del solito a Speranza e compagni, che  - con due palloni in campo – vedono Proia infilare con un gran destro al volo l’1-2 in chiusura di primo tempo.

Tracollo Il secondo tempo offre pochi spunti: al 51’ Diallo regala un rigore, poteva benissimo temporeggiare, Minesso non sbaglia e ipoteca i tre punti sull’1-3. I venti minuti che ne seguono sono di follia pura: il Bassano, con un teatrino squallido, sbaglia per due volte i cambi, Palladini passa prima al 4-4-2 inserendo Fratangelo per uno spento De Grazia salvo poi sistemarsi col 3-4-3 al primo contropiede subito, con gli innesti di Caidi per Milillo e Graziano per Diallo, del tutto spaesato dopo il rigore. In tutto ciò, ci sono anche due situazioni molto dubbie nell’area dei giallorossi con un tocco di mano durante una percussione di Fratangelo e un calcio in testa rimediato da Gondo, che pur trovando ovvie difficoltà in fase di conclusione ha lavorato bene per la squadra. 

Nelle tante proteste, arriva anche il secondo giallo per Amadio che chiude definitivamente la gara. Utile solo alle statistiche il gol all’84’ di Zonta. Sarebbe sbagliato a questo punto dare un certo peso al risultato che maturerà la settimana prossima a casa della capolista Padova, ma è anche ora di rendersi conto che questa squadra manca sì psicologicamente – e creare instabilità, come si è visto, non è la medicina – ma anche tatticamente c’è molto da rivedere. I tre moduli e i loro effetti ne sono la conferma.

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