Conti piscina comunale, per D'Alberto continuano a non tornare

TERAMO – «E’ inaccettabile che l’amministrazione comunale non abbia fornito alcuna risposta sugli allarmanti costi delle bollette telefoniche e delle utenze della piscina comunale che in questi anni hanno pesato gravemente sul bilancio comunale con gravi responsabilità di chi doveva controllare». Parte dal capogruppo del Pd in consiglio comunale, Gianguido D’Alberto, la sottolineatura sul gravame economico della struttura comunale. secondo l’esponente dell’opposizione, emergerebbe che negli ultimi due anni, secondo dati forniti dagli uffici, solo i costi per il consumo del gas hanno inciso per 170.000 euro nel 2014 e per 240.000 euro nel 2013. «Perchè – chiede D’Alberto – di fronte a questa gestione scellerata non si è proceduto ad effettuare la volturazione ai concessionari dei contratti delle forniture prevista nelle convenzioni stipulate almeno dal 2007 ad oggi? Perche le amministrazioni di centrodestra che si sono succedute in questi anni non hanno effettuato le dovute verifiche e applicato eventuali sanzioni?». Per D’Alberto c’è una grave responsabilità anche nella mancata manutenzione straordinaria sull’impianto, ricordando che il Comune ha l’obbligo di contribuire ad essa forfettariamente con delle somme significative: fino al 2012 con 80mila euro e con 50mila dall’ultima convenzione. «Sono stati versati questi fondi oppure c’è un rapporto tra questo importo di manutenzione straordinaria e le bollette relative alle utenze – chiede l’opposizione -». «La vicenda della piscina comunale – aggiunge D’Alberto – costituisce di fatto l’ennesimo pasticcio derivante dall’incapacità e dalla superficialità dell’amministrazione Brucchi che rende complessa la gestione della fase attuale in cui si deve procedere allo svolgimento della gara, che chiediamo sia strutturata in modo aperto per consentire a tutti gli operatori del settore di partecipare, al fine di ottenere una efficace gestione di un impianto sportivo importantissimo per il nostro territorio, che non può rischiare di rimanere chiuso a danno della collettività».

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