Don Nicola Recchiuti rivive negli occhi della fede dei parrocchiani

TERAMO – S’intitola “Con gli occhi della fede” il libro scritto da Stefania Recchiuti, dedicato alla figura dello zio sacerdote Nicola Recchiuti, venuto a mancare il 2 agosto del 2019. Il volume, di agile lettura e corredato da foto e documenti, racconta, a poco più di un anno dalla scomparsa, la vita di don Nicola, il sacerdote che per anni ha fatto parte della comunità silvestrina del Santo volto di Giulianova, diventando poi parroco di Castellalto, incarnando il valore più profondo della fede. Forte in lui il desiderio di essere vicino alla propria gente da pastore di anime nel senso più pieno del termine. Il suo credo lo portava ad ascoltarne le sofferenze, a condividerne i momenti di gioia. Nel libro, scritto in presa diretta, a parlare sono proprio i suoi parrocchiani, le cui voci sono state raccolte con pazienza dalla devota nipote.

Partiamo dalla fine. Chi secondo lei dovrebbe aprire le pagine del suo libro, a chi è rivolto il messaggio lasciato da don Nicola del quale lei ha voluto fare memoria?
«Sinceramente credo che tutti abbiamo qualcosa da imparare dalle sue parole, dal suo esempio e dalla sua semplicità. Anche chi non crede»

Tante sono le testimonianze raccolte nel suo libro, quale ritiene sia il denominatore comune di questi racconti?
«Da tutti gli aneddoti svelati tra le pagine traspare che per mio zio la parola di Cristo e la sua vita quotidiana erano una sola cosa. Testimoniava il Vangelo con l’esempio, entrava nelle case, gettava il seme della fede. Il dialogo era per lui un presupposto fondamentale. in questi anni che stiamo attraversando durante i quali forte è stata la secolarizzazione, la perdita dei valori ritengo che don Nicola sia stato un faro nel cammino di tanti fedeli. La sua figura è quanto mai attuale. Per l’amore che ho sempre avuto per mio zio e proprio per il significato che ha ancora oggi il suo modo di essere cristiano ho deciso di scrivere un libro su di lui, esperienza per me del tutto nuova».

Che cos’era per lui il popolo, se possiamo chiamare così la comunità nella quale operava?
«Si può definire senza mezzi termini un sacerdote di altri tempi. Riteneva la vicinanza un valore essenziale del suo apostolato. Proprio per questo andava di casa in casa per stare vicino alle famiglie, ai bambini e per portare la comunione agli anziani. Nonostante i problemi di salute ha continuato a svolgere il suo ministero fino all’ultimo, fino a quando ha avuto la forza per farlo».


Da quello che abbiamo capito scorrendo le pagine di “Con gli occhi della fede” Don Nicola non ha lasciato solo un’eredità morale…
«No, la sua missione era concretezza. Proprio per questo motivo si è battuto con grande tenacia, con profonda determinazione per la costruzione della chiesa di Case Molino di Castellalto. Tanta era la sua fede nelle sue forze, nella provvidenza e nella sua gente che alla fine ci è riuscito».

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