La riflessione / La soccombenza delle donne nella e della sinistra

Non c’è parità di genere nemmeno nella inadeguatezza: le candidate dovrebbero ribellarsi al secondo posto in lista

TERAMO – L’elezione di Giulio Cesare Sottanelli invece che di Stefania di Padova, seppur legata a una serie di coincidenze di calcoli e situazioni che nulla hanno a che fare con la candidatura di genere, ripropone però l’argomentazione sul numero di donne e sul numero di uomini eletti in Parlamento in questa tornata elettorale delle Politiche del 25 settembre. Lo spunto per una riflessione ce lo offre l’intervento di una ‘navigatrice’ che ci scrive a proposito, di candidature nella sinistra.

Oggi, casualmente ho sentito un servizio in cui le donne del Partito Democratico si lamentavano perché sono state elette solo 32 parlamentari. Addirittura una ha anche esortato le donne democratiche a farsi sentire durante il congresso. Roba da mattE. La verità è che avrebbero dovuto farsi sentire al momento della stesura della lista. Come? Rifiutando il secondo posto. Un atto di ribellione così, però, non è per donne di partito che accettano supinamente di essere candidate al secondo posto, con la speranza, spesso vana, di essere elette. Le donne sperano, gli uomini, grazie alle donne che sperano, vengono eletti. Questa è la realtà dei fatti. Chiaro è che come ci sono uomini inadeguati, ci sono donne inadeguate, ma mentre i primi stanno sempre avanti, le seconde restano sempre seconde. Non c’è parità neanche nell’inadeguatezza. Il dato che rattrista è che questo è lo scenario della sinistra, la stessa sinistra che della parità di genere ne ha fatto argomento di trincea. Ed è avvilente, dover ammettere che a tutti livelli della politica della sinistra, le donne esistono perché c’è una legge e sarà così finché le donne non esprimeranno una sana ribellione sociale, fatta di fatti, permettetemi questo gioco di parole e non di slogan, pensati la maggior parte delle volte, da uomini per le donne

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