L’Italia si riempie di strade condivise, ad Area Biancorossa Teramo non piacciono

Il coordinatore del nuovo movimento, Siriano Cordoni, critica la scelta dei disegni delle ‘corsie’ riservate anche alla mobilità sostenibile in viale Crispi alla Stazione

TERAMO – Mentre a Milano si discute sull’introduzione nella quasi totalità del centro cittadino delle ‘zone 30’ e dopo l’approvazione di numerosi progetti in corso di realizzazione delle strade condivise (le più importanti Corso Buenos Aires, viale Zara ed altri, per chi avesse la curiosità di informarsi ed aggiornarsi può leggere qui) ma come accade ormai da tempo in tantissime altre città italiane, a Teramo le novità vengono sempre ostracizzate senza rendersi conto come l’obiettivo è quello di portare a una diminuzione del traffico privato a favore della mobilità sostenibile.

Guardate cosa accade a viale Crispi, nel tratto che attraversa il quartiere Stazione, dove adesso la presenza pre elettorale del nuovo movimento ‘Area Biancorossa Teramo’ scende in campo per contestare il disegno dei percorsi auto, ciclo e pedonale sulla carreggiata, con il centimetro alla mano. L’arrivo delle ‘corsie’ riservate ai diversi protagonisti della mobilità cittadina è difficile da digerire, evidentemente. Ecco cosa scrive il coordinatore del movimento Siriano Cordoni: “Credo che l Amministrazione stia perdendo il senso della misura. Pur di fare vedere che si fanno le piste (corsie, ndr) ciclabili e pedonali queste si costruiscono nei modi e negli spazi più impensabili. L’importante è poter dire: ‘Teramo ha le piste (corsie, ndr) ciclopedonali. Teramo è una città a misura d’uomo‘. Poi che le piste (corsie, ndr) ciclabili e i percorsi pedonali siano a due centimetri dagli scarichi degli autobus, che i camion non abbiano lo spazio necessario e si vedano costretti a invadere le piste (corsie, ndr), non ha importanza. E’ indispensabile potersi fregiare del titolo: Teramo è una città a misura d’uomo. Teramo ha le piste (corsie, ndr) ciclopedonali. Venite gente a rischiare la pelle passando nelle piste volute dall’amministrazione comunale, pur di spendere i nostri contributi pubblici.

Cordoni ne fa un problema di tutela della salute, piuttosto che una questione di garantire spazi a chi usa mezzi diversi, e di puntare a incentivare la mobilità sostenibile: “Personalmente ho un’altra concezione di tutela della salute. L’attività fisica va fatta in sicurezza. In ambiente salubre. Non in mezzo allo smog, con il rischio di essere investiti alla minima distrazione. Non si risolve il problema dei trasporti con soluzioni puerili. Basta vedere le ultime piste (corsie, ndr) disegnate ieri lungo viale Crispi. Hanno disegnato delle carreggiate (corsie, ndr) della larghezza minima di circa due metri e venti comprese le strisce a terra. Il codice della strada prevede una larghezza di minimo 2 metri e 80 cm. Infatti è sufficiente guardare la foto allegata. Le ruote dell’autobus a malapena entrano nello spazio disegnato a terra. Se si incrociano due autobus, uno ‘deve’ invadere la pista (corsia, ndr) ciclabile per evitare che gli specchietti retrovisori degli autobus si urtino vicendevolmente. Ed è semplicistico rispondere che le carreggiate sono ‘condivise’ e che quindi possono essere utilizzate vicendevolmente. Una volta che ci scappa il morto voglio vedere chi racconta al povero cristo che stava percorrendo una pista ‘condivisa’!

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