Il pm Giovagnoni: “Accertamenti anche sul buco di bilancio a Campli”

Peculato all’Unione dei Comuni. Il titolare dell’indagine conferma l’estensione delle verifiche agli altri enti in cui Galeotti ha lavorato. A determinare la custodia cautelare in cella pesano le intrusioni telematiche effettuate durante la malattia. Sotto la lente della Procura anche l’assenza di controlli che ha permesso la sparizione di 800mila euro

TERAMO – L’onda d’urto dell’inchiesta che ha portato all’arresto per peculato del dirigente contabile Luca Galeotti si allarga oltre i confini dell’Unione dei Comuni Montani della Laga. A confermarlo è il titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, che annuncia verifiche capillari anche sugli altri enti in cui l’indagato ha prestato servizio come responsabile finanziario, a cominciare dal Comune di Campli. L’obiettivo degli inquirenti è accertare l’eventuale reiterazione del meccanismo fraudolento, scandagliando il profondo deficit registrato dal municipio negli ultimi anni. “Stiamo verificando se tutto ciò che riguarda il cosiddetto buco di bilancio possa avere una rilevanza penale“, ha spiegato il magistrato, sottolineando la complessità di un’attività investigativa che richiederà pazienza per mappare l’enorme mole di documenti e supporti informatici sequestrati.

Oltre al recupero del denaro pubblico indebitamente sottratto, per il quale è già scattato un decreto di sequestro preventivo, il pm ha chiarito i motivi che hanno reso inevitabile la custodia cautelare in carcere del responsabile contabile dell’Unione dei Comuni. La decisione è maturata a causa del concreto rischio di inquinamento probatorio di natura informatica: durante un periodo di malattia, infatti, l’indagato avrebbe effettuato numerosi accessi al software gestionale collegato al Comune di Campli. Una circostanza che ha spinto la Procura a richiedere la misura di massimo rigore, poiché la permanenza agli arresti domiciliari avrebbe lasciato a Galeotti la disponibilità di strumenti telematici per poter reiterare le intrusioni nei database pubblici.

Il lavoro della Guardia di Finanza si concentra ora sull’individuazione di ulteriori responsabilità all’interno della macchina amministrativa. Di fronte a una fuoriuscita illecita di circa 800mila euro protrattasi ininterrottamente dal 2020 al 2026, la magistratura intende fare piena luce sul cortocircuito delle verifiche interne. La Procura sta valutando l’efficacia e l’effettiva applicazione dei sistemi di vigilanza dell’ente per determinare se le eventuali omissioni o negligenze nei controlli da parte di altri soggetti possano assumere una rilevanza penale o contabile.

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