Costituzione, D’Alberto: “Prima di assecondare tentazioni di modificarla, bisogna attuarla”

Il sindaco di Teramo è intervenuto all’inaugurazione del summit dei costituzionalisti. Un forte richiamo ai temi del lavoro precario, della salute disuguale e al rischio di riforme piegate agli interessi di parte

TERAMO – Nel corso dell’apertura del Convegno annuale dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti a UniTe, il sindaco Gianguido D’Alberto ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale rivolgendo un forte richiamo all’attuazione concreta dei principi costituzionali, vero argine contro le disuguaglianze e le riforme strumentali.

“Prima ancora di cedere alle tentazioni, talvolta morbose tentazioni, di modificare la Costituzione, dovremmo assumerci fino in fondo la responsabilità di attuarla” ha esordito il primo cittadino, sottolineando come la Carta non debba restare una mera enunciazione di principi ma farsi “Costituzione viva“. D’Alberto ha tracciato un bilancio critico dell’attuale scenario sociale ed economico italiano: “Di fronte alla costante precarizzazione del lavoro, all’espansione del lavoro povero e alla progressiva erosione delle tutele dei lavoratori, possiamo davvero sostenere di aver pienamente attuato la Costituzione? Di fronte a un sistema sanitario che non riesce ancora a garantire la medesima qualità delle cure in ogni parte del territorio nazionale possiamo dire di aver pienamente attuato il diritto alla salute?“. Domande che, secondo il sindaco, interrogano direttamente “la fedeltà della nostra Repubblica ai principi sui quali è stata fondata“.

Affrontando poi il tema spinoso delle riforme, D’Alberto ha ammonito la politica rispetto all’uso contingente e ideologico delle revisioni costituzionali. Sebbene la Costituzione non sia un tabù immutabile, “una riforma costituzionale non può essere concepita come uno strumento per conquistare consenso, né può diventare la risposta contingente a una crisi politica o alle esigenze di una singola maggioranza“, ha dichiarato il sindaco. Il rischio evidenziato è quello di sottoporre l’architettura istituzionale a “interventi di ingegneria istituzionale che, anziché rispondere a una visione condivisa del futuro del Paese, finiscono per allontanarsi dallo spirito stesso della stagione costituente“. In chiusura, il sindaco ha lodato il ruolo di supplenza storicamente svolto dalla Corte Costituzionale di fronte alle inerzie del legislatore nel garantire i diritti, ribadendo che la Carta rimane “il patto che ci tiene insieme, pur nelle differenze, e che consente alla pluralità delle nostre idee di convivere nel rispetto di regole comuni“.

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