"Giù le mani dal mio centro storico…"

TERAMO – “Il centro storico e la memoria sono roba di tutti”. E’ questo in sintesi il messaggio di un lettore intervenuto per dire basta a scritte e volantini distribuiti da gruppi organizzati di protesta mobilitati nel segno della “libertà di espressione”. Questo il contributo che interamente pubblichiamo:

"Cittadino teramano. Passeggio per il nostro corso. Mi guardo intorno, come sempre. I nostri palazzi, i nostri androni, le nostre vie. È una sensazione di fastidio, quella della colla, di colla fra le dita. La stessa colla che è stata utilizzata per tappezzare il centro storico di volantini di protesta sulla questione dell’abbattimento del vecchio stadio. Nemmeno stessimo parlando di un referendum per monarchia o repubblica, ma, mi dico, va bene, ci può stare. In fondo ognuno ha le sue priorità in questa vita. La mia priorità però è quella di vedere la mia città pulita, ordinata, presentabile. Continuo a passeggiare. Volantini indelebili in ogni dove, senza rispetto per niente. Colonnine di marmo secolari avvolte da carta e colla. Pareti appena rimesse a nuovo danneggiate irreparabilmente. Solchi nei muri, lo stucco che viene via assieme alla tanto celebrata "libertà d’espressione". D’espressione, appunto. Complemento di specificazione ma anche di limitazione, aggiungerei. Non libertà di deturpare una cosa pubblica, cioè di tutti. La res publica. Anche lo stadio è una res publica, fino a prova contraria. Non è né un luogo per rimpatriate private con birra e arrosticini, né un condominio dove appendere striscioni e slogan di qualsivoglia specie e tipologia.

Tiriamo in ballo la memoria, che tanto è stata esaltata. Stadio come ricordo di memorabili momenti, stadio come melanconiche esperienze di vittorie, di gioie, di sconfitte. E il centro storico? Dove la mettiamo la memoria storica? Tutto quello che un semplice muro o una colonna possono raccontarci? No, certo, di questo non importa niente a nessuno. O semmai a pochissimi. Perché Teramo è così. Teramo ha un passato dimenticato. E ripeschiamo l’abbattimento del teatro e dell’arco del vescovado solo per raccontarlo agli amici che vengono a trovarci. "Eh che ci vuoi fare, hanno deciso così… sai, il progresso…sono stati stupidi". Ma stupidi eravamo e stupidi rimaniamo, se non ci indignano per un corso devastato da un assalto di fogli. Di nuovo la res publica. Il corso, è roba nostra, quindi mia e vostra, teramani. Vi hanno tatuato addosso le loro idee, non ve le hanno semplicemente raccontate.


Ma tutto va bene, tutto scorre nel silenzio, nell’omertosa indifferenza di questa cittadina che non si ama e quindi non sarà mai amata. Statica e apatica, la nostra Teramo si muove goffamente come immersa in un mare di colla".

Mi firmo a nome di tutti quelli come me,
un cittadino stanco.

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