Attentato Brindisi, l'assessore Gatti domani andrà a scuola

TERAMO – Che sia stato un attentato terroristico o mafioso o forse più probabilmente il gesto isolato di un folle, una cosa è chiara: a Brindisi è stata toccata una istituzione inviolabile, la scuola e, per dirla con le parole del procuratore antimafia Grasso, i ragazzi. Ed è per questo che l’onda dell’indignazione popolare si sta propagando lungo tutto lo Stivale, per esprimere intanto solidarietà agli studenti e alle famiglie delle vittime di Brindisi, ma anche per rafforzare il grido di sdegno e di condanna di un atto tanto barbaro. Anche Teramo sta svolgendo la sua parte. Hanno cominciato i giovani delle organizzazioni studentesche (Avanguardia studentesca e Udu, assieme a Sinistre ecologia e libertà) ieri pomeriggio in piazza Martiri, raccogliendo decine di giovani e meno giovani con fazzoletti bianchi e un libro per gridare il coraggio di non piegarsi dinanzi a tali gesti vigliacchi.

L’assesore Gatti andrà a scuola. E il tam tam si è diffuso attraverso il web e la posta elettronica per chiamare a raccolta e a partecipare. Tra i primi, anche l’assessore regionale all’Istruzione e alle Politiche sociali, Paolo Gatti, che dalla sua pagina di Facebook ha anticipato che domattina sarà a scuola, per essere simbolicamente tra gli studenti, a dar loro coraggio e sfidare la paura: «Dopo Brindisi – ha scritto Gatti sulla sua bacheca – ho deciso che lunedì mattina uscirò di casa e per prima cosa, prima di ogni altra cosa, andrò in una scuola della mia città. Abbiamo tutti il diritto di sentirci meno soli e di non avere paura».

I commenti nel sit-in di piazza Martiri. Il Pd teramano e provinciale, i Giovani Democratici, l’Udu, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Teramo Nostra e Csu, c’erano un pò tutti nel sit-in di piazza Martiri, ieri pomeriggio. «Un gesto orribile, da condannare in ogni forma – ha commentato Matteo Sabini dei Giovani Democratici -. Non si può morire andando a scuola. Negli zaini si mettono i libri, i sogni e le speranze di una generazione, non le bombe. Occorre l’aiuto di tutti per risvegliare le coscienze, un aiuto che non ha colore politico ma un solo obiettivo, quello di proteggere il nostro paese e le sue istituzioni democratiche». «Un attacco vile e senza precedenti alla democrazia, allo Stato, a tutti cittadini e le cittadine – ha commentato Monia Flammini dell’Udu – Non si può morire a 16 anni di mafia o di terrorismo mentre si va a scuola».

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