Albanese ucciso durante inseguimento: reato prescritto per il poliziotto

Dopo due processi chiuso il caso giudiziario di 8 anni fa

TERAMO – E’ prescritta l’accusa di omicidio colposo per eccesso di difesa nei confronti del poliziotto Alfredo De Concilio che otto anni fa a Castelnuovo Vomano uccise nel corso di un conflitto a fuoco Klodian Qerimi, albanese di 24 anni, raggiunto da un proiettile vagante. Il drammatico incidente si verificò nel novembre del 2012: l’autovettura a bordo della quale viaggiava l’albanese fu intercettata da una pattuglia della squadra volante che si trovava in zona perché erano stati segnalati alcuni furti.

Nell’inseguimento furono esplosi alcuni colpi di pistola in direzione della macchina in fuga: secondo la relazione fatta dall’esperto balistico nominato dalla procura Paride Minervini ( lo stesso che si è occupato del caso del tifoso laziale Gabriele Sandri) il giovane albanese venne ucciso da un frammento di proiettile finito contro il poggiatesta del sedile passeggeri anteriore della vettura. Il frammento lo colpì mentre era disteso sul sedile posteriore e mentre i complici scappavano. L’autopsia accertò che Qerimi venne ucciso da un solo colpo di pistola, con il proiettile che entrò dalla spalla destra e rimase conficcato nel torace, sempre sul lato destro del corpo. Il poliziotto (assistito dagli avvocati Raffaele Ferrantino e Fabrizio Silvani), secondo la sua versione, sparò cinque colpi dopo aver visto uno dei quattro malviventi in fuga puntargli contro una pistola. e un frammento di un proiettile raggiunse il poggiatesta del sedile dove era seduto il giovane albanese che fu trafitto al torace: la difesa del poliziotto aveva sempre sostenuto che l’agente aveva sparato cinque colpi con l’arma d’ordinanza perché aveva visto uno dei malviventi puntargli contro una pistola.

La vicenda giudiziaria si chiude con la prescrizione, inizialmente prevista ad aprile ma slittata al 15 luglio per effetto del lockdown, dopo due processi: il primo nel gennaio 2017 fu interrotto perchè il giudice Flavio Conciatori aveva rinviato gli atti alla procura per condurre nuovi accertamenti. Il secondo dibattimento ha visto il cambio di giudice, da Lorenzo Prudenzano a Francesco Ferretti e la sentenza con il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

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