Scomparso a 71 anni l’ex calciatore cresciuto nel Cagliari e con un passato in Serie A alla Fiorentina. Sei anni in biancorosso, si era stabilito a Teramo dove si era sposato
TERAMO – Saranno celebrati domattina – mercoledì 10 giugno – alle 10, nella chuesa di Sant’Antonio, i funerali di Paolo Manunza ex difensore del Teeamo, che si è spento ieri, a 71 anni, all’ospedale Mazzini di Teramo, dove era stato ricoverato negli ultimi giorni a causa di una malattia contro la quale combatteva da tempo con straordinaria forza di volontà. Sardo di nascita ma abruzzese d’adozione, Manunza ha lasciato un segno indelebile nella storia del Teramo Calcio e dello sport locale.
Nato a Cagliari, Manunza mosse i primi passi calcistici proprio nelle giovanili della squadra della sua città. Dopo un campionato di Serie D da titolare con il Ragusa nel 1973, arrivò la grande chiamata della Fiorentina. Con la maglia viola fece il suo esordio in Serie A, il 27 aprile 1975, in un match ricco di destino vinto contro il suo Cagliari. Successivamente si trasferì al Modena in Serie B, dove collezionò 25 presenze e una rete in due stagioni, per poi passare al Piacenza in Serie C. Nel 1979 arrivò invcce la svolta della sua carriera e della sua vita privata: l’ingaggio da parte del Teramo
Il debutto con la maglia del Teramo avvenne nell’ottobre del 1979 in uno 0-0 contro il Rende. Fu l’inizio di un amore sportivo lungo sei campionati consecutivi, disputati tra Serie C1 e Serie C2. Difensore arcigno, particolarmente forte nel gioco aereo e dotato di un eccezionale senso dell’anticipo, Manunza collezionò ben 117 presenze in campionato con i biancorossi, diventando un punto di riferimento della squadra fino al 1985. Terminata l’esperienza con il Teramo, decise di stabilirsi definitivamente in Abruzzo, continuando a calcare i campi regionali tra i dilettanti. Gioca con il Lanciano (concorrendo alla storica promozione in C2 nello spareggio contro il Chieti), con il Celano e infine con il Pineto, prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo ma rimanendo per sempre legato alla terra che lo aveva adottato. Lascia la moglie Renata Ginaldi, i figli Diletta e Marco.
Nella foto di Diego Di Feliciatonio: Manunza ritira il premio Rodomionti nel 2024 dal giornalista Riccardo Cucchi
