No a ripensamenti sull'abbattimento di Palazzo Adamoli

TERAMO Per Teramo Nostra sarebbe gravissimo tornare sulla decisione di abbattere Palazzo Adamoli e impedire cos_ il recupero della cavea romana e il riuso del Teatro. In una accorata (e a dir il vero molto forte) lettera al sindaco Chiodi, l'associazione cittadina esprime in maniera chiarissima un pensiero davvero severo:'evitare la demolizione del palazzo significa fare interessi propri, come è stato fatto sempre sino a che non è stata assunta, di concerto tra Ministero, Regione e Comune, la decisione di demolire per recuperare'. Di interessi privati Teramo Nostra parla con dovizia di particolari, cominciando dal 1938, anno in cui un Podestà (un Adamoli, secondo il presidente di Teramo Nostra Piero Chiarini, coproprietario dello stabile) intervenne bloccando l'abbattimento. E per Teramo Nostra anche i cittadini, che a titolo personale o in nome e per conto di associazioni, tornano sulla decisione ormai assunta, non lo fanno nell'interesse pubblico. Ora, è evidente che nessuno possa stabilire che se qualcuno ha idee lontane dalle proprie lo faccia in buona fede pensando al pubblico, o in mala fede, pensando al proprio personale interesse. Sta di fatto che Chiarini e Teramo Nostra non hanno dubbi e chiedono a Chiodi di non cedere a nuove richieste e di proseguire su una strada per la quale del resto esiste già 'adeguato finanziamento'. In un comunicato l'associazione ricorda che del resto le firme raccolte cinque anni fa per l'abbattimento sono 855, a fronte delle quali le nuove sono 'ben misera cosa molto personale e quindi inaccettabile'. Parole, nomi, particolari davvero duri, su cui non è possibile emettere giudizi, è chiaro. Certo non si può non registrare la passione di Teramo Nostra e il fatto che inevitabilemnte il dibattito su Palazzo Adamoli torna vivace, come avviene ciclicamente da decine e decine di anni.

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