La mano morta è sempre da condannare, parola di Cassazione

TERAMO –  La Cassazione conferma la linea dura nei confronti della mano morta. In particolare, la terza Sezione penale ha reso definitiva la condanna a nove mesi e a dieci giorni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un idraulico, colpevole di avere compiuto "insistenti toccamenti dei glutei" e "ripetuti abbracci" a una signora presso la quale si era recato per fare lavori di riparazione dell’impianto idraulico. L’idraulico era stato assolto in primo grado, condannato dalla Corte d’Appello. Inutilmente l’uomo ha tentato di difendersi in Cassazione sostenendo, a sua discolpa, di essersi limitato a fare complimenti alla ragazza per la sua bellezza e di averle "sfiorato involontariamente la schiena con un movimento anomalo". La terza Sezione penale ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha sottolineato che il racconto della vittima era "pienamente attendibile" e che dunque legittima era stata la condanna dell’idraulico che "dopo un complimento verbale fatto con risata volgare", si era profuso "in ripetuti abbracci seguiti da insistenti toccamenti dei glutei" della ragazza che lo aveva chiamato per le riparazioni idrauliche". L’idraulico è stato anche condannato a sborsare mille euro alla cassa delle ammende.

Leave a Comment