Crac Di Pietro, il gip li vuole ancora in carcere

TERAMO – Per Marina Tommolini, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Teramo, che ancora il rischio che Maurizio Di Pietro e Guido Curti possano reiterare il reato. Dunque devono restare ancora in carcere. Il gip ha così respinto per la terza volta la richiesta di scarcerazione o di arresti domiciliari del legale dei due imprenditori teramani accusati di bancarotta fraudolenta, Cataldo Mariano. Che non l’ha presa bene: il difensore non vuole rilasciare dichiarazioni, ma si intuisce che non condivide l’ennesimo rifiuto del gip, soprattutto all’indomani delle dichiarazioni rese dai due clienti al pm Irene Scordamaglia e in considerazione del fatto che agli arresti domiciliari Curti e Di Pietro non potrebbero agire o gestire società e dunque continuare nella consumazione del reato. Sta di fatto che sono in cella da quasi due mesi, essendoci finiti il 27 gennaio scorso, quando la Guardia di Finanza di Teramo eseguì quattro ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere nei confronti di Curti e Di Pietro, e del fratello di questi, Nicolino – poi finito agli arresti domiciliari – e una agli arresti domiciliari per Loredana Cacciatore, moglie di Curti, successivamente rimessa in libertà. E’ probabile che una decisione positiva sulla remissione in libertà degli imprenditori che hanno coinvolto con le loro dichiarazioni il commercialista teramano Carmine Tancredi, vena adottata non prima del rientro in procura teramana degli esiti della rogatoria internazionale inviata in Svizzera dal pubblico ministero che indaga sul crac da 3 milioni di euro.

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