L’Assenzio, Bar Saten, l’otorino ospedaliero: quando il coraggio della verità ammazza il Covid

Tre casi teramani dell’era Coronavirus che hanno sconfitto la delazione social

TERAMO – Il Covid ha fatto uscire il peggio di tanti di noi. Ha irritato le personalità, ha stuzzicato l’irascibilità, ha amplificato quel vizio tutto provinciale della delazione e del chiacchiericcio. Ma ha anche accomunato ricchi e poveri, brutti e belli, cattivi e buoni, senza distinzioni. La dignità e il coraggio però hanno resistito, il virus non è riuscito a scalfire chi li possiede da sempre.

E’ la differenza tra chi si nasconde e chi mistifica e chi alza la testa e affronta la realtà, mostrandosi in tutti la sua… ‘positività’ (quella intesa con contagiato dal virus) senza vergogna. Il pregiudizio è però duro a morire e in una città di provincia e bigotta come quella di Teramo, sapere qualcuno positivo equivale ancora ad additarlo e metterlo alla gogna. La caccia all’untore è, manco a dirlo, amplificata dai social dove ognuno sfoga la propria frustrazione. Molti ricordano il caso dell’otorino ospedaliero che era stato dato per contagiato soltanto perché l’informazione originaria aveva riferito come ‘positivo’ un tampone ‘falso positivo’. L’averlo pubblicato ha trasformato il medico, grazie al tam tam social, in un appestato, quasi fosse il ‘paziente 1 di Codogno’. E’ stato costretto a pubblicare i suoi certificati e il risultato dei suoi tamponi (negativi) per dimostrare che per alcuni giorni quello letto in giro era solo frutto di immagine, fervida immaginazione.

Ieri è stato il figlio del titolare di uno dei locali più frequentati della città (L’Assenzio), Manuel Ciardelli, a dover utilizzare un post ‘riparatore’ per spiegare la chiusura preventiva del locale in attesa dei risultati dei test anti-Covid: “Le chiacchiere corrono veloci e sempre più infondate – ha scritto Manuel -, purtroppo questo è il male del secolo, quello umano che è ben peggiore di ogni virus. Signori non siamo appestati o lebbrosi ma considerata la mole di lavoro dell’Assenzio abbiamo richiesto i tamponi molecolari per salvaguardare noi e soprattutto voi così da poter lavorare in tutta sicurezza, il nostro amato boss è risultato negativo al preliminare così almeno mettiamo a tacere ogni infondatezza. Abbiamo fatto quello che ogni gestore di un’attività pubblica crediamo dovrebbe fare, assicurare e tutelare la salute dei propri clienti oltre che la propria, ci vediamo presto e in tutta sicurezza. Per presunti focolai e focolari chiamate anche i vigili del fuoco”. Bravo di sicuro una dimostrazione di trasparenza e, perchè no? di affetto nei confronti di una fidelizzata clientela.

Chi ha anticipato qualsiasi elucubrazione o infido post su Facebook è stato Sergio, il titolare del Bar Saten di vi Savini, altro punto di incontro di successo della città. Il locale da questa mattina è stato chiuso perché una dipendente è risultata positiva dopo un primo tampone: lo ha fatto sapere il titolare direttamente con un bel foglio affisso sulla porta del locale. Un ‘tazebao’ che è un inno alla correttezza e al rispetto degli altri: “Al fine di evitare allarmismi e comunque in attesa dell’attuazione di una nuova e stringente sanificazione dei locali – ha scritto – nonché dell’esito degli esami clinici effettuati su tutti i dipendenti e sullo stesso titolare, il nostro esercizio resterà chiuso“. Chapeau anche al Satin: adesso i clienti siamo sicuri torneranno ancora più numerosi per festeggiare la riapertura.

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