Fallimenti depredati, il figlio collabora con i pm e chiede di tornare libero

Due ore dinanzi al gip: riconosciuti le ricostruzioni della Procura sulle società intestate per gestire gli attivi fallimentari e il ruolo avuto nella vicenda rispetto al padre commercialista. Quattro le procedure consorsuali ‘attenzionate’

TERAMO – E’ durato circa due ore il confronto dinanzi al gip Marco Procaccini per il professionista 37enne Daniele Dell’Orletta, figlio del commercialista Massimo, coinvolto nell’inchiesta della procura teramana sugli interessi privati nei fallimenti affidatigli dal tribunale e come il padre finito agli arresti domiciliari al suo rientro (volontario) da Londra, dove lavora. Al contrario di quanto fatto dal genitore, però, il giovane, assistito dall’avvocato Gaetano Biocca, ha tenuto un atteggiamento definito “ampiamente collaborativo“, offrendo una ricostruzione della vicenda coincidente con il quadro indiziario disegnato dalla Procura.

A conferma di una esatta ricostruzione dei fatti fatta dai pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, Daniele Dell’Orletta avrebbe confermato il proprio ruolo nelle società appositamente costituite, utili all’obiettivo di trasferire sotto nuova proprietà parte degli attivi fallimentari delle procedure concorsuali gestite dal padre. Una ‘collaborazione’ sulla cui responsabilità avrebbe pesato, e molto, il ruolo del genitore che appare come il ‘deus ex machina’ di questa strategia gestionale, difforme da quanto invece imporrebbe l’etica professionale e, soprattutto, la fiducia riposta nelle curatele dai giudici del tribunale fallimentare.

Come rilevato infatti dalla Guardia di Finanza, erano diverse le società costituire ad hoc, che avevano acquistato, nell’ambito delle procedure fallimentari, crediti deteriorati a somme decisamente inferiori in modo tale da permettere ricavi di consistenti somme di denaro. Società, aperte in italia o all’estro, nello specifico nel ‘paradiso fiscale’ Isola di Man, a tassazione fiscale agevolatissima, riconducibili allo stesso commercialista (attraverso un prestanome in particolare, un imprenditore di Tortoreto) o al figlio. Al momento, la Procura ha acceso i riflettori su un concordato preventivo e tre fallimenti assegnati dal tribunale di Teramo a Massimo Dell’Orletta. Sul registro degli indagati, oltre al professionista, al figlio e all’imprenditore, figura anche un noto avvocato teramano, che ha gestito almeno una procedura concorsuale con il commercialista arrestato.

Il confronto dinanzi al gip ha soddisfatto i pubblici ministeri titolari dell’indagine, che si sono opposti alla richiesta di revoca degli arresti domiciliari nei confronti del 37enne professionista, presentata nel corso dell’udienza dall’avvocato Gaetano Biocca. Una decisione del gip su questa istanza è attesa nelle prossime ore. Resta invece agli arresti domiciliari, con obbligo di braccialetto elettronico, il padre, il cui legale Fabrizio Acronzio sarebbe intenzionato a presentare ricorso al tribunale del Riesame.

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