Il sindaco Vincenzo D’Ercole interviene alla Camera contro la nuova classificazione dei Comuni montani: “Dal 2027 addio alle classi da dieci alunni, avremo le pluriclassi. È un paradosso”
CASTIGLIONE M.R. – Il destino delle scuole nelle aree interne abruzzesi approda alla Camera dei Deputati. A farsi portavoce del disagio dei territori è stato Vincenzo D’Ercole, sindaco di Castiglione Messer Raimondo e vicepresidente di ALI Abruzzo, che ha denunciato gli effetti distorsivi della nuova classificazione dei Comuni montani adottata dal Governo.
Al centro della polemica c’è la sopravvivenza dell’Istituto Comprensivo Valle del Fino. A causa dei nuovi parametri, tre comuni su cinque (Castiglione, Montefino e Castilenti) perderanno lo status di ‘montani’, vedendosi privati della possibilità di formare classi con soli dieci alunni. Sebbene per l’anno scolastico 2026/2027 la situazione appaia congelata grazie agli organici già formati, il rischio diventerà realtà nel settembre 2027.
“Saremo obbligati a fare classi di almeno quindici alunni – ha spiegato D’Ercole – il che significa pressoché con certezza l’avvio delle pluriclassi. È una situazione paradossale: in una scuola che ricade su cinque comuni, due avranno condizioni favorevoli e tre no. Dobbiamo assolutamente evitare che questo accada per non condannare le nostre comunità allo spopolamento“.
La questione non è solo scolastica, ma strutturale. In Abruzzo sono 27 i Comuni che rischiano di perdere benefici e finanziamenti vitali. Per questo motivo, sette centri della regione (Archi, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Roccemontepiano e Turrivalignani) si sono uniti ad altri settanta comuni italiani nel presentare un ricorso formale al TAR del Lazio. La contestazione mossa dai sindaci colpisce il cuore del decreto governativo: la nuova classificazione ridurrebbe la ‘montanità’ a un mero calcolo di altezza sul livello del mare e pendenza.
Secondo i ricorrenti, ignorare fattori decisivi come la distanza dai servizi essenziali, la fragilità delle infrastrutture e l’invecchiamento della popolazione significa produrre una fotografia distorta della realtà appenninica. La perdita dello status montano comporterebbe infatti la scomparsa di incentivi per le imprese, sostegni alla natalità e, nel peggiore dei casi, la chiusura definitiva dei plessi scolastici, privando i piccoli borghi della loro anima sociale.
