“Riconsegnato alla città un presidio di speranza e comunità”

VIDEO / La riapertura della storica chiesa. Per il vescovo Leuzzi, la prefetta Mariano e il sindaco D’Alberto l’inaugurazione rappresenta non solo una rinascita architettonica, ma la restituzione di un fondamentale punto di riferimento sociale e civico

TERAMO – La riapertura della Chiesa dei Cappuccini a Teramo segna il compimento di una complessa opera di recupero post-sisma e il trionfo di una stretta sinergia istituzionale. Il restauro ha permesso di restituire alla città un luogo simbolo della sua identità, riaprendo le porte di un edificio profondamente radicato nel tessuto urbano.

A delineare la valenza storica del momento è la prefetta Beatrice Agata Mariano, ricordando come l’edificio rappresenti “una memoria attiva di questo territorio“. Una storia antichissima, segnata dalla prolungata presenza dei frati cappuccini. “L’opera oggi viene restituita in tutta la sua bellezza – ha sottolineato la prefetta – permettendo di ammirare nuovamente un edificio in cui la semplicità francescana del frontale dialoga con un altare ligneo meraviglioso“. Oltre all’aspetto architettonico, l’inaugurazione porta con sé un profondo significato sociale. Il sindaco Gianguido D’Alberto ha evidenziato: “La riapertura di una chiesa non è solo un momento religioso, ma ha una valenza civile e istituzionale molto importante, perché rappresenta un presidio di comunità“. Il primo cittadino ha rimarcato l’importanza di questi spazi come “argine agli egoismi, per accogliere, abbattere le barriere e per non far sentire nessuno solo o straniero“.

Un messaggio di rinascita condiviso dal vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Lorenzo Leuzzi, che ha inquadrato l’evento all’interno di un più ampio percorso di ricostruzione cittadina: “Quando si cammina insieme si possono raggiungere obiettivi importanti e l’apertura di una chiesa è davvero un segno di speranza“. Il vescovo ha infine auspicato che il luogo diventi uno spazio d’incontro “soprattutto per i nostri giovani“, per trasmettere un segnale chiaro alla città: “Sapere che a Teramo non siamo soli, ma c’è una comunità che vuole impegnarsi e camminare insieme“.

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