Solidarietà al premier Berlusconi, contro l’aggressione si pronuncia il Consiglio comunale di Teramo

TERAMO – Sull’aggressione al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è pronunciato anche il consiglio comunale di Teramo. Un ordine del giorno proposto dal sindaco, Maurizio Brucchi, ha chiamato l’assemblea a stigmatizzare l’episodio di violenza, assemblea che si è espressa all’unanimità, dopo un accordo raggiunto per eliminare la stigmatizzazione di quanto sostenuto dall’onorevole Antonio Di Pietro, dell’Idv, circa il fatto che la violenza sarebbe scatenata dallo stesso premier. A tenere banco all’interno del Consiglio è stata però la pianta organica dell’ente, anche perchè si è trattata di una convocazione in forma straordinaria voluta fortemente dall’opposizione, desiderosa di evidenziare quelle che sono state ritenuta “incongruenze se non, in certi casi, sprechi” nella programmazione del personale, e concessa volentieri dal sindaco Brucchi, per evidenziare, dal canto suo, la funzionalità del personale  all’ottimizzazione dei servizi e alla razionalizzazione delle risorse. Una fuzionalità annunciata fin dai primi giorni d’insediamento dell’assessore comunale al Personale e all’Anagrafe, Mirella Marchese, e che ha preso forma nell’adeguamento di alcuni uffici dove sono stati accorpati i settori e nella rotazione di alcuni dipendenti, una mobilità favorita per evitare “incrostazioni di potere” , e far acquisire maggiori competenze al personale all’interno dell’ente. Oggetto di una interrogazione del consigliere dell’Udt, Paolo Albi, sono state le modalità con le quali l’amministrazione ha preposto le figure all’interno dell’Urp (che sarà attivato all’inizio dell’anno nuovo) e dell’Ufficio Stampa. Nonostante il plauso all’iniziativa dell’istituzione dell’Ufficio Rapporti con il Pubblico infatti, l’ex candidato sindaco per il centrosinistra ha insistito sulla necessità di un regolare concorso per stabilire chi debba ricoprire ruoli all’interno del nuovo servizio e ha sostenuto sull’ufficio stampa che “non necessitava di ulteriori integrazioni. Per il sindaco invece non c’è stato nessun ruolo aggiuntivo, visto che già nel passato le figure professionali che si occupavano della comunicazione e dell’informazione erano due e due sono tornate ad essere. Parlando di “confusione tra direzione politica e gestione amministrativa” Albi ha chiesto al sindaco le ragioni di un direttore generale, che abbia anche funzioni di capo di gabinetto, situazione che per Albi potrebbe generare sul personale dipendente “una sensazione di controllo politico”.
Nessun capo di gabinetto per Brucchi, che ha dichiarato di provvedere da sè alle funzioni, mentre il direttore generale provvede alle proprie, tipiche del mandato. Altro argomento all’attenzione del Consiglio è la necessità di avere presto nuovi vigili urbani. Secondo Albi bastava attingere alla vecchia graduatoria invece di sciupare tempo prezioso stilandone un’altra, per il sindaco il nuovo bando contempla più posti, allargando dunque la possibilità di immediate assunzioni e “senza alcuno spreco di tempo” dal momento che allo svolgimento del concorso manca solo la nomina della commissione giudicatrice. Anche se tardiva, una rimostranza sull’incarico di vicesindaco di Teramo affidato a “Dodo” Di Sabatino è stata fatta dall’opposizione, in particolare dal consigliere di Città di Virtù, nonchè zio del vicesindaco, Milton Di Sabatino. Pur elogiando le qualità professionali dell’assessore alle Finanze del Comune, Milton Di Sabatino ha contestato il ruolo di vicesindaco poichè, essendo nominato assessore “esterno”, dunque scelto dal sindaco non dall’elettorato. Il sindaco ha replicato difendendo la scelta politica, “guadagnata dall’Udc”,(partito di appartenenza del vicesindaco). “La scelta di “Dodo” Di Sabatino – ha dichiarato Brucchi – è in linea con l’atteggiamento di coerenza politica dell’Udc con il percorso avuto già in passato con la Giunta Chiodi”. Per Di Dalmazio, infine, il Consiglio straodinario chiesto dall’opposizione, avrebbe malcelato la volontà dell’opposizione di inserire elementi di “suggestione nell’opinione pubblica su presunti aggravi di costi e scelte clientelari nel personale”. Di Dalmazio,nel chiarire che tutte le variazioni degli uffici sarebbero state effettuate in molti casi su richiesta del personale, ha sostenuto la scelte politiche dell’amministrazione. “Non c’è aggravio nei costi – ha dichiarato il consigliere Di Dalmazio – se le scelte dell’amministrazione comunale sono state fatte per evitare le lungaggini della macchina amministrativa. La rimodulazione della pianta organica è ststo lo strumento per rendere meno gravosi i servizi resi dall’ente ai cittadini”.

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