Ecco i verbali con cui gli arrestati accusano Carmine Tancredi

TERAMO – «Guarda ci penso io a risolvere il tuo problema, ho un rapporto ventennale con situazioni estere. Non ti preoccupare, la tua casa al mare, fai una societa’ dove ci metti il tuo appartamento e un altro, un altro e quella sara’ la tua situazione di famiglia, starai tranquillo, dopo ci mettiamo d’accordo, ti faccio sapere i prezzi e tutto il resto». A parlare è Carmine Tancredi, commercialista, ex assessore alle finanze del comune di Teramo, consulente della Regione e titolare, in societa’ con il Governatore Gianni Chiodi, dello studio commerciale a Teramo. A riferire le sue dichiarazioni e’ l’imprenditore Maurizio Di Pietro, arrestato lo scorso 27 gennaio dalla Guardia di finanza per la bancarotta fraudolenta di 4 societa’ – alcune delle quali con sede legale nello studio professionale dei due – con evasione fiscale e distrazione di oltre 3 milioni di euro, attraverso passaggi tra societa’ estere, in particolare cipriote, con conti svizzeri e inglesi. Di Pietro, da 42 giorni in carcere assieme a un suo socio, Guido Curti, ha chiamato in causa il commercialista quale regista delle operazioni che oggi vengono ritenute illecite dalla procura teramana. L’interrogatorio e’ stato reso lo scorso 15 febbraio, nel carcere di Teramo.

«Partimmo insieme per Lugano». «Partiamo, io e Tancredi, e andiamo a Lugano – dice Di Pietro al pm Irene Scordamaglia -, e mi porta nell’ufficio della Colombo: in mezza giornata, praticamente con un pezzo di carta, gia’ avevamo una societa’ off-shore, tanto e’ vero che dissi, ma non ci serve ne’ notaio, ne’ niente, tutto apposto…”. Di Pietro avrebbe dovuto risolvere il problema di una cartella esattoriale Soget che avrebbe fatto saltare un suo appartamento a Tortoreto e, dice ancora al pm, Tancredi torna in Italia, prepara uno statuto, fa la De Immobiliare (una delle societa’ sotto inchiesta, ndr) come se l’avesse costituita li’ a Lugano, e acquista il 99% d qusta societa’ italiana e la fa dal notaio ‘Tizio’, si mette la sede dentro il suo ufficio, lui e’ procuratore speciale, mette le limitazioni a chi gestisce la situazione (una ‘testa di legno’ con l’1%, un pensionato portalettere, ndr) che non puo’ fare prelievi, nulla di nulla: li’ non si muoveva piu’ paglia se Tancredi non decideva di fare.

«Sul conto svizzero 410mila euro in sterline suoi». Di Pietro ha anche riferito che la societa’ apri’ un conto corrente a Lugano sui cui furono fatti transitare 410mila euro in sterline di proprieta’ di Tancredi, cosi’ come provvide ad acquistare un appartamento a Pietracamela su indicazione del commercialista, ”Quella – ha aggiunto Di Pietro raccontando il discorso con Tancredi – ‘praticamente risultera’ la mia, poi vediamo come dobbiamo fare, perche’ mi serve, la dovra’ dare in affitto ad un ente’. Ma non mi spiego’ quale ente era. Ecco io sono stato utilizzato da lui».

E Curti invita il pm a trovare il pezzetto mancante. Dello stesso parere anche l’altro indagato e in cella anche lui, Guido Curti che sempre nell’interrogatorio del 15 febbraio scorso, aggiunge al pubblico ministero che ”vi manca un pezzetto, e lo capirete quando vi arriveranno le carte da Lugano (la rogatoria internazionale chiesta dalla procura teramana, ndr), perche’ manca una societa’ ancora. Perche’ la De Immobiliare e’ detenuta dalla Ruclesan al 99% ma la cassa della Ruclesan e’ un’altra societa’ ancora, come pure sulla carta, dove c’e’ la Trimport, dietro ecco questa io me lo ricordo – aggiunge Curti -, c’e’ la Cherry ancora, che…”.

Ma il gip nega per la seconda volta la scarcerazione. Di Pietro e Curti, anche all’indomani di questo confronto con il pm, si sono visti negare per la seconda volta dal gip, la revoca degli arresti, al contrario di Nicolino Di Pietro (fratello di Maurizio), finito ai domiciliari, e Loredana Cacciatore, la moglie di Curti, scarcerata: entrambi erano stati arrestati il 27 gennaio assieme agli altri. La Finanza continua le indagini in cui sono coinvolte sette persone. Tra queste, il commercialista Carmine Tancredi non risulta indagato: fu lui, il 4 giugno 2011 a raccontare alla Finanza come i due imprenditori avevano costituito le societa’ all’estero.

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