Le emozioni dei teramani vissute in via Longo, raccolte da un reportage di Giampiero Marcocci

Nella sala espositiva di via Palma una mostra di foto e un video di un’ora per raccontare volti e storie di un quartiere popolare iconico per la città

TERAMO – La storia di un quartiere caro ai teramani, raccontato attraverso i volti e le voci dei suoi abitanti, quei pochi che sono rimasti a ‘difendere’ un baluardo di teramanità dal grande valore identitario: per capire il ruolo decisivo rappresentato dall’humus umano e sociale di via Longo nell’economia cittadina non bisogna perdere l’occasione di visitare la mostra ‘Tiziano is my love, i ragazzi di via Longo’, inaugurata oggi nella sala espositiva di via Nicola Palma e che resterà aperta fino al 30 dicembre.

Trentacinque foto dell’artista teramano Giampiero Marcocci, con i testi di Daniela Ferroni, un video di circa un’ora con interviste e immagini con il montaggio di Barbara Faonio e colonna sonora di Matteo Lucque, una fanzine-catalogo stampato in 400 copie firmate dall’autore, il tutto finanziato attraverso il crowdfunding, ai quali si aggiungono vecchie fotografie messe a disposizione dai residenti: è il patrimonio che Marcocci affida alla comunità affinché venga conservata nella memoria cittadina..

Qui negli ‘anni 70’ vivevano oltre 600 persone, famiglie che popolavano i 96 appartamenti delle palazzine gialle, simbolico skyline proprio all’ingresso della città. Questo era un cuore pulsante, l’avamposto del centro storico subito oltre il Vezzola, dove viveva la classe operaia che lavorava e riempiva balconi e cortili di questo complesso. Quanti ricordi, quante emozioni, quanta vita hanno attraversato questi palazzi costruiti negli ‘anni 50, con i fondi dell’edilizia residenziale pubblica. Oggi il centinaio di residenti rimasti soffrono e lottano per sopravvivere in quell’abbandono in cui inesorabilmente la città li ha relegati: ma loro con questa edilizia sono la storia e il passato che non può essere dimenticato.

Queste palazzine gialle, per chi non le ha vissute direttamente e abitandoci vicino, hanno costituito ultimo passaggio negli esodi verso il mare d’estate e il sicuro approdo al ritorno in città, la pietra miliare dell’ingresso a Teramo. Lo stesso Marcozzi, nell’illustrare questo reportage, organizzato e svolto in un anno e mezzo dalla primavera del 2021, ricorda: “Chi di noi passando lungo ‘lo stradone’ non è rimasto affascinato dalle luci calde alle finestre e non ha provato ad immaginare la vita delle persone dentro quelle case?”. Vero, tutti i teramani lo hanno fatto: e oggi questa iniziativa ci porta lì dentro, in un viaggio emozionante tra visi storici, di tanti amici di gioventù oggi avanti negli anni, mobili e pezzi di antiquariato che hanno reso più accoglienti e familiari ogni casa.

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