Il registro ‘sparito’: la Gst non riconosce 300mila euro a Finori

Prati di Tivo: l’ex gestore chiede il rimborso per le manutenzioni degli ultimi anni, ma senza di esso la Gran Sasso Teramano ritiene di non poter verificare a cosa è attribuibile la spesa. Basilare per le autorizzazioni, dov’è finito?

TERAMO – E’ la sparizione del ‘libro delle manutenzioni’, della seggiocabinovia della Madonnina, l’ultima – e si spera definitiva – puntata della serie ‘impianti dei Prati di Tivo’, in cui il prinmcipali protagonisti sono l’imprenditore marchigiano Marco Finori e la società pubblica in liquidazione Gran Sasso Teramano.

La mancanza di quello che giustamente viene considerato il libretto di circolazione dell’impianto – senza il quale non potrebbe girare sotto il profilo delle autorizzazioni amministrative -, non solo potrebbe costituire ulteriore motivo di attrito tra le parti (con richiesta di chiarimenti per via giudiziaria), non solo potrebbe ritardare le procedure future per la ripartenza dell’attività della seggiocabinovia, ma anche sollevare molti dubbi sulla regolarità di una attività svolta, seppur soltanto nelle stagioni estive, senza un’attestazione del regolare stato di sicurezza del telemix utilizzato dalla gente.

Delle due l’una infatti: come si può dimostrare che la sicurezza e l’idoneità della seggiocabinovia sia stata assicurata in questo periodo in cui il tribunale ne ha affidato la gestione (e la custodia) all’imprenditore marchigiano? Finori si è affrettato a dire di non aver mai ricevuto il libro delle manutenzioni da chi gli ha affidato, a suo tempo, l’impianto. E allora ci si chiede: come è stato possibile ottenere l’autorizzazione all’esercizio senza un’annotazione della stessa? E se non ne fosse davvero stato in possesso, perchè fino ad oggi non lo ha segnalato o non ne ha mai fatto richiesta alla proprietà o al tribunale?

Mentre si cerca di chiarire queste situazioni, proprio sull’argomento si apprende che la Gran Sasso Teramano ha rispedito al mittente, senza accettarle, fatture per complessive 300.000 euro emesse dall’ex gestore e relative a presunte manutenzioni svolte sul’impianto negli anni in cui il tribunale gli ha affidato con sentenza gestione e custodia. Guarda caso, a motivazione del irricevibilità delle fatture ci sarebbe roprio l’impossibilità di verifcare, anche attraverso il libro delle manutenzioni, cosa è stato ftto sull’impianto, quali procedure sono state seguite, quali pezzi eventualmente sono stati sostituiti o aggiunti sull’impianto.

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