Asp1, Canzio ai sindacati: “Nessun allarme, ritardo tecnico. Basta benzina sul fuoco”

Il commissario regionale smentisce le accuse sulle presunte mancanze documentali dell’ente per il subentro di Kursana, spiegando che si attendono le volture autorizzative per la struttura di Nereto. Sugli stipendi arretrati precisa: l’Asp ha fatto il suo dovere, la colpa è della coop inadempiente

TERAMO – Il rinvio del subentro della cooperativa Kursana nella gestione delle strutture dell’Asp1 non è imputabile ad alcuna mancanza documentale dell’ente, bensì a fisiologici tempi tecnici e burocratici. A fare chiarezza, smorzando le accese polemiche sollevate dai sindacati nelle ultime ore, è il commissario regionale Roberto Canzio. Il nodo della questione, spiega il commissario, risiede nella natura stessa dell’affidamento: non una semplice gara di servizi, ma una procedura mista che include la concessione della casa di riposo di Nereto, un’operazione strategica pensata per garantire all’azienda un risparmio annuo di ben 700.000 euro.

È proprio la tipologia di questa concessione a richiedere il completamento delle volture per le autorizzazioni, al momento ancora intestate all’Asp1 e in fase di elaborazione da parte del Comune. Senza questo passaggio formale, la nuova cooperativa è fisicamente impossibilitata a subentrare. Canzio smentisce categoricamente la versione sindacale circa presunti documenti trattenuti dall’azienda, ribadendo che l’unico atto in sospeso resta esclusivamente la voltura. Nel frattempo, per oggi, 30 settembre, è stato fissato un incontro mirato a risolvere alcuni aspetti legati alla sicurezza sollevati da Kursana, criticità che la dirigenza ritiene ampiamente superabili con il supporto del responsabile interno.

Il commissario interviene con fermezza anche sulla delicata questione degli stipendi arretrati, respingendo al mittente ogni accusa. L’Asp1, precisa Canzio, ha adempiuto puntualmente ai propri oneri economici; la responsabilità dei mancati pagamenti ricade in toto sulla cooperativa uscente, che ha deciso in autonomia di corrispondere soltanto il 50% delle spettanze ai dipendenti.

Da qui l’appello finale alla calma rivolto a tutte le parti in causa: in un momento così delicato è fondamentale non “buttare benzina sul fuoco“. La priorità assoluta deve essere la tutela del lavoro svolto per salvare una realtà che fornisce assistenza a 360 anziani e garantisce 250 posti di lavoro. L’ambizioso traguardo del piano di risanamento è infatti quello di invertire radicalmente la rotta, trasformando una perdita annua di 2,5 milioni di euro in un utile superiore al milione e mezzo. Per questo motivo, conclude il commissario, è arrivato il momento che ciascuno decida da che parte stare per assicurare la salvezza definitiva dell’azienda.

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