Il sindacato chiama in causa la politica regionale in vista del nuovo assetto dell’istituto. Preoccupazione per la potenziale chiusura delle filiali nelle aree interne e la stretta sui finanziamenti. Il sindaco D’Alberto: “In prima linea per tutelare i posti di lavoro e il presidio locale
TERAMO – Il futuro di BdM Banca e le ricadute della sua imminente operazione di compravendita preoccupano i sindacati, che lanciano un accorato appello alle istituzioni locali e regionali per non lasciare il territorio sguarnito di presidi bancari. A sollevare la questione sono Luca Copersini, segretario generale Fisac Cgil Abruzzo Molise, e Pancrazio Cordone, segretario generale Cgil di Teramo, che evidenziano i rischi legati al passaggio dell’istituto sotto la guida di gruppi bancari di maggiori dimensioni. Lo hanno fatto in un incontro con la stampa alla quale erano state invitate anche le istituzioni: hanno risposto all’appello il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto e il consigliere regionale Giovanni Cavallari.
La preoccupazione principale riguarda il mantenimento della vocazione territoriale che, dopo le turbolenze della Popolare di Bari, BdM ha saputo conservare. “Il timore è che qualcosa possa cambiare anche nella provincia di Teramo – spiega Copersini -. In Abruzzo stiamo assistendo a una spaccatura: se a Teramo due terzi dei comuni hanno ancora una filiale, a L’Aquila e Chieti la desertificazione bancaria colpisce quasi la totalità dei centri. Le grandi banche tendono ad abbandonare i territori meno redditizi e a ragionare per algoritmi, penalizzando le piccole imprese sotto i 20 dipendenti, che in Abruzzo rappresentano il 98% del tessuto produttivo. Negli ultimi dieci anni, il credito a queste realtà è già crollato del 64%”.
A fargli eco è Pancrazio Cordone, che sottolinea l’impatto sociale della chiusura degli sportelli: “Avere un istituto di credito fisicamente presente è essenziale per le famiglie, i pensionati e per dare concretezza alle politiche di valorizzazione delle aree interne. Il nostro timore è di natura occupazionale, con il rischio di una riduzione degli addetti, ma è anche legato alla stretta sui finanziamenti. Un’operazione di questa portata deve richiamare la politica locale e regionale alle proprie responsabilità“. L’obiettivo, spiegano i sindacalisti, è avviare un’interlocuzione preventiva con i vertici per chiedere garanzie, nonostante i deludenti precedenti che hanno visto i grandi istituti disertare l’osservatorio regionale sul credito.
Al fianco dei lavoratori si è schierato il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto: “Come abbiamo fatto in ogni fase di trasformazione, crisi o incorporazione, saremo in prima linea per difendere il valore enorme della quota teramana di BdM, che rappresenta il traino della storia di questo istituto. Va assolutamente tutelato il livello occupazionale, così come il legame di fidelizzazione con la città, i comuni e il territorio. È un patrimonio inestimabile che ha permesso alla banca di restare in piedi nonostante le difficoltà“.
