Il restauro svela nuovi tesori tra consolidamento e scoperte pittoriche

La riapertura della storica chiesa. I danni dei sismi 2009-2016 e delle intemperie superati grazie a una sinergia istituzionale senza precedenti. Il cantiere ha unito il miglioramento strutturale e l’adeguamento impiantistico al recupero di inediti apparati decorativi del Novecento

TERAMO – Gli interventi sulla Chiesa dei Cappuccini di Teramo hanno sanato le profonde ferite lasciate in eredità dalla sequenza sismica del 2009-2016 e dalla successiva esposizione agli agenti atmosferici, coniugando la messa in sicurezza ingegneristica al recupero storico-artistico. Il cantiere, come ricordato questa mattina in prefettura, si è distinto per le tempistiche serrate e per una stretta sinergia tra Palazzo di Governo, Provveditorato, Comune e Soprintendenza ABAP, che ha garantito decisioni rapide in corso d’opera scongiurando blocchi procedurali.

Il progetto ha avuto come obiettivo primario la riparazione e il miglioramento sismico dell’edificio. Pietro Paci, titolare dell’impresa Iter Srl, ha illustrato un quadro clinico dell’edificio inizialmente grave, affrontato con azioni mirate e invasive: il restauro completo della copertura, la posa di cordoli sommitali, il consolidamento delle murature e il ripristino dei vincoli strutturali, oltre alla messa in sicurezza del campanile. Sulle facciate si è proceduto alla stilatura dei giunti, un intervento che assolve una doppia funzione di finitura estetica e di consolidamento statico.

Un finanziamento aggiuntivo (450mila euro dei 1,6 milioni complessivi) ha permesso di risolvere una delle criticità maggiori: l’impiantistica obsoleta. L’intero sistema elettrico è stato rifatto da zero, integrando la nuova illuminazione, il riscaldamento e un sistema antintrusione essenziale per la tutela delle preziose opere fisse e mobili presenti all’interno, tra cui il maestoso altare ligneo tipico della tradizione cappuccina del centro Italia. Durante i lavori, le indagini stratigrafiche hanno portato alla luce dettagli inaspettati, come ha svelato Antonio David Fiore, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza ABAP, che ha evidenziato il ritrovamento di apparati decorativi novecenteschi nella zona del presbiterio, rimessi in luce grazie a fondi extra. Si tratta di un finto tendaggio che “dialoga perfettamente con le decorazioni rimaste sulla facciata interna, rivelando uno stretto legame stilistico con il Santuario di Santa Maria delle Grazie e testimoniando l’attività di una specifica bottega locale dell’epoca“.

I saggi hanno svelato anche tracce di una cornice architettonica dipinta nella zona dell’attuale segreteria, utile per mappare gli usi antichi di quegli spazi. L’intervento di restauro si è concluso con una precisa restituzione cromatica dell’intera navata: recuperando le sottili variazioni di colore risalenti all’immediato Dopoguerra, la chiesa ha ritrovato la sua armonia visiva, creando il fondo ideale per far risaltare gli interventi settecenteschi a firma di Giovanni Palombieri.

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