Il recupero di Santa Maria a Bitetto

TERAMO Passando per via Stazio in questo sabato di metà  marzo, si notava tutto un via vai di operai affaccendati intorno alla chiesa di Santa Maria a Bitetto, nota un tempo come la "pescheria vecchia" e oggi conosciuta come "ex teatro popolare". Lo stupore si è presto trasformato in curiosità  ed infine in soddisfazione, perfino con una punta di sollievo, quando è apparso chiaro che stavano innalzando l'impalcatura di sostegno; quindi"¦l'inizio dei lavori di ristrutturazione dello stabile"¦finalmente!
L'esclamazione vuole esorcizzare il senso d'impotenza che per troppo tempo il degrado, l'incuria ed il fastidio antiestetico di quell'angolo di città  in pieno centro storico avevano suscitato. Già , per troppo tempo: indifferenza delle istituzioni? mancanza di progettualità ? carenza di fondi? Intanto, quasi irriverente metafora dell'amarezza delle cose, i topi hanno a lungo ballato nel degrado dell'edificio e della sensibilità  urbana.
Le mura oggi fatiscenti, di cui si intuisce la raffinata fattura romanica del VIVIII secolo, raccontano di splendori passati; raccontano, in un passaggio particolarmente significativo tramandato negli scritti di Muzio Muzii, di Giacinto Pannella e del Francesco Savini, che durante l'estenuante assedio del Conte di Loretello e del conseguente incendio che divorò l'Interamnia romana e longobarda e l'antica Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis (attualmente Sant'Anna), molte famiglie nobili si rifugiarono "nelle muraglie verso il fiume Tordino, a dirittura di Santa Maria di Bisesto", al sicuro entro le mura di cinta della città , e qui aspettarono tempi migliori, elevando al rango di Cattedrale protempore proprio la chiesa di Santa Maria a Bitetto. Così nel periodo di transizione tra la distruzione dell'antica cattedrale e la costruzione della nuova (quella di oggi) proprio quella zona delle città  divenne il nodo vitale della stessa.
Arrivarono tempi migliori, la città  fu ricostruita dalle sue ceneri, più ricca e più bella; la Cattedrale fu riedificata più grande e maestosa, e la terra Vetus quasi abbandonata sonnecchò per secoli all'ombra dei due nuovi quartieri in terra nova. . ma quanta vita, quante storie, anonime e popolari di pescivendoli, di artigiani, di sartine hanno animato via Stazio, via della Pinacoteca e i vicoli fino al fiume.
Poi, la storia recente: la guerra, le emergenze della ricostruzione, la smania di modernismo, accelerano le procedure Consiliari per il Piano di risanamento igienicosanitario di santa Maria a Bitetto, proprio lei che "“ per un bizzarro gioco della storia e dell'ironia, lei che era stata eletta secoli prima a custode della città  e dei cittadini inaugura in questa zona la stagione degli sventramenti. Scompare la Via del Sole per fare spazio alla piazzetta ed alle macerie (non belliche) e si inaugura il Teatro popolare, più colto della pescheria"¦che prima di crollare al prossimo soffio di scirocco, potrà  finalmente rinascere come auditorium musicale del Conservatorio Braga.
Finalmente"¦

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