Rifiutopoli: garantisti e giustizialisti dividono il Consiglio comunale

TERAMO – Interrogativi, perplessità, accuse di infiltrazioni camorristiche, ma anche appelli alla non colpevolezza e a non scivolare nella tentazione di allestire processi (anche se poi qualche scivolone c’è stato) tutto questo è stato il Consiglio comunale straordinario che ha diviso maggioranza e opposizione su Rifiutopoli. “Chi è oggi il socio privato della Team? Perché non è stato fatto il bando di gara per la sostituzione del socio privato? Perché è stata acquistata per la Team una sede da oltre un milione e mezzo di euro?” Questi i quesiti posti all’amministrazione dal capogruppo dell’Idv Siriano Cordoni, e sulla centralissima sede della Te.Am è intervenuta anche Manola Di Pasquale. “Era necessaria? – ha chiesto il consigliere del Pd – Essendo il Comune partner della Te.Am, un esborso di questo tipo non è forse ricaduto sui cittadini?”. Per l’avvocato teramano è ancora “grave la leggerezza che ha accompagnato i passaggi societari della Team ignoti al Comune, grave la scelta di un riaffidamento dei servizi al socio privato senza conoscere la situazione societaria e senza il corredo di una documentazione antimafia prevista per legge”. Accuse respinte con forza dal sindaco Brucchi, che durante l’assise ha puntualizzato invece come tutto sia avvenuto seguendo la linearità dei pareri tecnici che hanno accompagnato l’indirizzo politico della sua Giunta in tema di rifuti. Per il sindaco, come previsto dalla legge, l’amministrazione, per la firma della convenzione con il socio privato della Te.Am, ha effettivamente proceduto con la richiesta del certificato antimafia, e sarebbe adesso in attesa di ricevere il parere della Prefettura deputata a esprimersi in merito. Circa invece la costituzione del nuovo socio privato, la Enertech, anche qui Brucchi ha chiarito invece di aver dato mandato all’avvocatura di verificare la correttezza dei passaggi. Ad andare giù pesante è stato invece Paolo Albi, che ha parlato di “infiltrazioni camorristiche” legate al partner privato della Te.Am, di “pericolosa filiera” sulla questione dei rifiuti e di “sporche assunzioni”. Una graticola che ha sollevato la protesta del consigliere del Pdl, Marco Tancredi, che infuocato dalla “gogna di Albi” ha invocato con forza il principio di non colpevolezza di un indagato, ha ribadito che “nessuno può chiedere le dimissioni solo sulla base di un avviso di garanzia” e ha puntato il dito contro chi si professa del partito “Io l’avevo detto!”. Ha parlato invece di “pudore” il sindaco per replicare alla veemenza degli attacchi del consigliere Albi. “E’ un’aula che merita rispetto nei modi e nei toni, va rispettata la sacralità di un luogo che ha disegnatola storia della città e dove si sono alternate figure politiche di spessore. Parlare di camorra in quest’aula è inaccettabile”. Infine la chiusura del primo cittadino: “Ritengo sia utile e doveroso convocare un consiglio per parlare di rifiuti – ha concluso Brucchi – ma oggi si è parlato di tutto, tranne che di questo. L’opposizione ha voluto questa convocazione per processare politicamente una classe dirigente prima ancora di fare valutazioni più approfondite. Ogni intervento ha manifestato in realtà un attacco al Modello Teramo. Sono assolutamente tranquillo da sindaco, continuerò a lavorare nell’interesse della Te.Am, dei suoi lavoratori e dei cittadini. Finora la Te.Am non ha mai corso alcun rischio, se in futuro gli scenari cambieranno allora saranno fatte altre valutazioni”

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