«Sono debitore a questa città ma non mi candiderò a sindaco». Il rettore D'Amico si chiama fuori

TERAMO – «Sono debitore a questa città, che amo profondamente, di una accoglienza straordinaria e di tanti altri progetti condivisi, ma sono che la si possa servire intanto ancora come rettore di questa università fino a fine mandato e poi da cittadino». Inutile insistere, come hanno fatto ancora una volta questa mattina gli ex consiglieri comunali Verna e Melarangelo, il rettore Luciano D’Amico non si candiderà a sindaco di Teramo. Lo ha ribadito questa mattina, a margine della conferenza stampa per presentare la Scuola di legalità. D’Amico ha ribadito il suo ringraziamento per l’interessamento di diverse personalità nei suo confronti ma ha tenuto a precisare che sarà «rettore fino al 31 ottobre. Poi ci saranno altri percorsi che comunque saranno tutti orientati da cittadino nei confronti della città». D’Amico esterna la sua gratitudine, insomma, ma la sua risposta è di «indisponibilità per l’impegno da rettore da portare avanti fino alla fine di ottobre e per altri impegni presi». E’ anche ritornato al recente passato per respingere le accuse di strumentalizzazione a fini politici che spesso hanno accompagnato i progetti di sviluppo dell’Università: «I progetti avevano come unico oibiettivo quello di dotare l’ateneo delle strutture adeguate e fare in questo modo il bene della città». E a proposito di questo, il rettore ha ricordato come la scorsa settimana è stata aggiudicata la progettazione del Polo Agro-Bio-Serv, che questa mattina è stato firmato il bando per il recupero dell’ex manicomio e che nelle prossime settimane è fiducioso sulla erogazione piena del fondi necessari per la Casa dello Studente.

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