Teramo, il tribunale nega il finanziamento ai Ciaccia e Iachini potrebbe ritirare la fideiussione

Continua lo stillicidio per la tifoseria biancorossa a pochissimo dalla scadenza dell’iscrizione. L’ex presidente cederà alla pressione dell’amministratrice giudiziaria?

Nello scandire delle ore e tra un pò forse dei secondi, gli ultimi di vita del Teramo calcio, con l’avvicinarsi della scadenza della mezzanotte per l’iscrizione al campionato, si susseguono indiscrezioni e commenti. Molti di questi viaggiano sulle chat di whatsapp, nelle telefonate ai giornalisti e rimbalzano inevitabilmente anche sui social dove tanti si avventurano in commenti e… sentenze.

Allo stato dei fatti, alle 14:30, l’unica novità o, meglio, le uniche due novità, sono che il tribunale ha ufficialmente respinto la richiesta di finanziamento avanzata dai fratelli Davide e Mario Ciaccia, quali patron del Teramo calcio ma soprattutto di imprenditori sottoposti a misure decise dal tribunale delle misure di prevenzione e che l’ex presidente Iachini adesso non è più disponibile a presentare la fideiussione, sugli sviluppi delle ultime ore.

Con questa fotografia, il Teramo rischia di intraprendere la via del fallimento oltre che quella della non iscrizione al prossimo torneo di Lega Pro. I Ciaccia – eventualmente fossero disposti a tirar fuori i restanti 350mila euro – vengono bloccati dal tribunale; l’ex presidente Iachini, vistosi ‘forzato’ dallo stesso tribunale nella sua pronuncia di ieri, nel mettere a disposizione quanto manca ancora per completare l’iter, si chiude dietro una atteggiamento di rigidità che non lascia intravvedere spiragli. La soluzione? Difficile immaginare che gli imprenditori coinvolti siano disposti anche a ‘raccogliere’ il resto dei soldi. Dunque, soltanto l’ex presidente dovrebbe essere convinto – magari ricevendo assicurazioni sul riconoscimento di questo ulteriore credito da parte del tribunale – a versare il quantum.

Perchè alla fine, in caso di fallimento del Teramo, tutti perderebbero qualcosa. A cominciare da Iachini (la quota di maggioranza del 60% non è stata ancora saldata, a seguire i Ciaccia). Ma chi perderebbe più di tutti è la piazza, spettatrice impotente, che si ritroverebbe a ripartire da zero ad ‘appena’ 14 anni dal 2008…

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