La Regione (proprietaria attraverso l’Arpa) prevede un nuovo edificio: tante voci contrarie che invece spingono per riavere piazza Martiri Pennesi libera dal cemento
TERAMO – Mentre è cominciato il trasloco degli uffici dell’Arpa, l’Agenzia regionale della protezione ambientale, in città si torna a discutere del destino dello storico Palazzo della Sanità di piazza Martiri Pennesi, l’attuale sede dell’agenzia ambientale. Che è sicuramente meno storico della piazza su cui sorge, nel senso della sua originaria conformazione urbanistica prima che il palazzone sorgesse.
Sul tavolo, la volontà della Regione (proprietaria attraverso l’Arpa) di ricostruire il palazzo nella stessa location dopo la sua demolizione, che dovrebbe essere avviata nei prossimi mesi. Una scelta su cui adesso sono diverse le prese di posizione politiche, che vorrebbero invece un diverso destino urbanistico per quella spazio: torni ad essere quella che era prima, ovvero una larga piazza, che in più oggi potrebbe ospitare un parcheggio sotterraneo (rinforzando quello già esistente al di sotto del Palazzo della Sanità).
Sull’argomento, Pamela Roncone, segretaria del Pd di Teramo, a nome del gruppo consiliare del partito, è del parere che “oggi abbiamo la possibilità di ridare respiro ad una piazza a lungo soffocata da un edificio estraneo al contesto urbanistico in cui fu realizzato. Riconsegnare piazza Martiri Pennesi alla sua originaria vocazione di spazio aperto vuol dire non soltanto far riemergere il bello, nel suo significato profondo, ma anche valorizzare, armonizzare e rilanciare una porzione importante del centro storico della città, restituendole la funzione di luogo pubblico e centro di aggregazione. La Provincia – aggiunge Roncone -, da nostre interlocuzioni con il Presidente, è da subito disponibile ad abbracciare il percorso descritto, la scelta definitiva spetta ora all’Arta e alla Regione e per questo sollecitiamo la minoranza comunale di centro destra, che è maggioranza in Regione e che pure si è espressa a favore della demolizione del palazzo della sanità e contro la sua ricostruzione, a facilitare il dialogo con la maggioranza regionale affinché permetta, rinunciando al progetto di ricostruzione, il recupero di piazza Martiri Pennesi“.
Manola Di Pasquale, da cittadina e dirigente politico (del Pd), ricorda cosa Teramo capoluogo ha perso negli anni (Caserma degli alpini, Banca d’Italia, Enel, la sede della Camera di Commercio, diversi uffici statali tra cui l’Ufficio del Genio Civile, la sede Inpdap, l’archivio notarile, la sezione distaccata della Corte d’Appello dell’Aquila) e che Teramo “ha una storia da difendere e un futuro da immaginare. Ma deve farlo ora. Serve un confronto vero, condiviso, tra istituzioni, cittadinanza, categorie produttive, università e mondo culturale. Non limitiamo la discussione ai singoli interventi, isolati da una visione complessiva di città. Solo così potremo restituire a questa città la dignità e la forza che merita“.
E’ un pò l’analogo concetto che esprime Valdo Di Bonaventura, diventato l’oppositore più critico dopo la sua defenestrazione dalla giunta, il quale ritiene che “il sindaco, principale responsabile del governo cittadino, ha dimostrato una preoccupante mancanza di visione. L’ex consigliere Raimondo Micheli, nonché funzionario dell’Arta, si è più volte lamentato dell’assenza del Comune nel trovare una soluzione adeguata. Ora che si è arrivati alla scadenza, tutti iniziano a prendere posizione e anche l’opposizione, purtroppo, si è svegliata un po’ tardi. Sarebbe stato necessario avviare una battaglia cittadina“.
Anche Bella Teramo, la lista civica che ha due assessori nella giunta D’Alberto (Miriam Tullii e Alessandra Ferri) si schiera cvontro la ricostruzione del Palazzo della Sanità, e plaude alla proposta “di aprire un confronto pubblico e condiviso sulla nuova veste che potrà avere piazza Martiri Pennesi. L’idea di restituire alla Città uno spazio così importante potrebbe essere l’occasione per sanare una scelta urbanistica e architettonica quantomeno discutibile, figlia di un momento storico in cui la voglia di ‘futuro’ aveva stravolto, non sempre in meglio, il tessuto urbano del centro cittadino“.
