VIDEO / Per Finori un’altra chance martedì. Operatori stufi del teatrino. Ascolta Tudisco e Quaresimale

Dopo la mancata riconsegna degli impianti, la Gst lo convoca di nuovo. Ma all’orizzonte c’è un altro stop alla stagione invernale. La vicenda si trasferisce in tribunale

TERAMO – Sarà riconvocato martedì prossimo, 15 settembre, sempre alla stazione di partenza della seggio cabinovia dei Prati di Tivo, l’imprenditore sambenedettese Marco Finori: gli si concede un’altra possibilità di riconsegnare gli impianti concluse la gestione e tutte le proroghe di cui ha usufruito dal 2019. Dopo la ‘buca’ di ieri (come riportato da emmelle.it, leggi qui) quando si è fatto annunciare da una lettera in cui dichiarava che non avrebbe restituito strutture, materiali e impianti di proprietà della Gran Sasso Teramano, ma che si dichiarava ancora disponibile ad acquistare tutto ma sulla base della prima proposta economica di 900mila euro, Finori ha ancora una possibilità per evitare un contenzioso, dai risvolti anche penali, che altro non farebbe che portare a morte la stazione turistica teramana.

E’ quanto si apprende negli ambienti della Gran Sasso Teramano, che qualche giorno dopo ‘incrocerà’ Finori anche se virtualmente, in tribunale, essendo fissata attorno a metà novembre anche l’udienza per discutere dell’opposizione della Gst al decreto ingiuntivo con cui lo stesso Finori chiede il pagamento di 230mila euro a titolo di spese sostenute, con quantificazione a parte (nella causa civile fissata a febbraio) dei danni subìti con la revoca dell’aggiudicazione della gara d’appalto per l’acquisto dei beni della società in liquidazione.

Questo per quanto riguarda la disputa che riguarda i diretti protagonisti. C’è però un pubblico fatto di appassionati della montagna, di sciatori, di portatori di interesse ma soprattutto di operatori economici, che sono basiti e anche stufi di questo teatrino che ormai si prolunga da tre anni: ai Prati di Tivo non c’è nessuno più che crede nella ripresa di questo territorio e della sua economia, che sembrano abbandonati anche dalla politica: sono tanti a restare ad osservare, evitando di farsi coinvolgere nella diatriba. Secondo il presidente dell’Asbuc di Pietracamela, questo timore è purtroppo confermato: “Sembra che non si voglia trovare una soluzione – dice nell’intervista di questo articolo -“. E’ amareggiato ma non individua soluzioni, l’assessore regionale Pietro Quaresimale, che “spera – dice laconicamente anche lui nell’intervista – che questa matassa si possa sbrogliare”…

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